IL FUTURO È ADESSO

economia & finanza
di Bruno Scarano
Pubblicato il 2 Marzo 2017 23:07

Negli ultimi tempi si sente sempre di più parlare del termine algoritmo. Lo abbiamo visto applicato nell’assegnazione delle cattedre a tanti insegnanti, lo vediamo praticare nella finanza. Allora, posto che è una procedura matematica sempre più diffusa, prendiamo confidenza con questa definizione e vediamo cosa s’intende per algoritmo.

L’algoritmo viene generalmente descritto come “procedimento di risoluzione di un problema”. In una determinata situazione, i problemi che si considerano sono di solito caratterizzati da dati d’ingresso che sono degli input variabili, su cui l’algoritmo stesso opera per giungere fino alla soluzione. Se questa idea aveva già una certa importanza per il calcolo matematico, l’avvento dell’informatica l’ha arricchita di una nuova importanza, ed è infatti con l’informatica che il termine algoritmo ha iniziato a diffondersi. Se allora per ottenere un certo risultato (risolvere un certo problema) esiste un procedimento infallibile, che può essere descritto in modo non ambiguo fino ai dettagli, e conduce sempre all’obiettivo desiderato in un tempo finito,  esistono le condizioni per affidare questo compito a un computer. Come? Semplice-mente introducendo l’algoritmo in questione in un programma scritto in un opportuno linguaggio comprensibile alla macchina.

Tradotto in soldoni, molte delle gestioni patrimoniali si calcano con l’ausilio dell’algoritmo. Si calcola che in Italia i mercati gestiti dai robot per il portafoglio finanziario vale circa due miliardi. Le consulenze professionali secondo uno studio del McKinsey Global Institute, entro il 2055 le macchine sostituiranno gli essere umani nel  49% dei lavoratori. Forse è un dato da fantascienza, tuttavia nel frattempo i servizi online basati su portafogli modello (robot-advisor) che offrono consigli d’investimento più o meno personalizzati sono già una realtà. La loro ricetta di successo è semplice: costi bassi, trasparenza e accessibilità. In Italia diversi consulenti indipendenti, si appoggiano ai robot- advisor per costruire i portafogli personalizzati dei loro assistiti, parliamo di una fetta di mercato che vale circa un miliardo, con circa 10 mila clienti. Il servizio viene declinato in modi molto diversi. Si va dalla consulenza generica, a quella personalizzata, con tanto di questionario Mifid. I meccanismi sono due: nelle gestioni patrimoniali, il robot-advisor ottiene una piena delega a muovere il portafoglio per conto del cliente. Nei servizi di consulenza agli investimenti, invece, le operazioni di ribilanciamento, suggerite da un algoritmo al mutare delle condizioni di mercato e convalidate da un comitato d’investimenti, richiedono un ruolo più o meno attivo dell’investitore.

Quale futuro, allora, dai robot-advisor  italiani? La prima area di sviluppo sarà il settore pensionistico e sulla gestione della liquidità, non trascurando il settore previdenziale, quest’ultimo in prospettiva risulta essere quello di cui molti consulenti guardano con interesse. Quanto possono incidere sulle performance di portafoglio? Enormemente, dicono gli esperti, infatti per un portafoglio bilanciato, metà azionario e metà obbligazionario, la differenza dei costi determinata dalla scelta dello strumento su cui investire, ad esempio fondi, in media è di circa un punto in percentuale. Ovviamente il processo d’investimento deve essere ben strutturato e di elevata qualità, in particolare la gestione dei rischi.

Comprendo che la materia possa presentarsi per certi versi “complicata”, ma un futuro assai vicino porterà a misurarci con queste procedure. Diventa importante, allora, conoscere la materia in modo da affidare i propri risparmi a consulenti seri e  ben preparati che non guardino soltanto al loro profitto ma anche al profilo di rischio del cliente. Il risparmio tradito insegna.

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