IL BENE BISOGNA FARLO BENE…

di Paola Severini
Pubblicato il 3 ottobre 2014 14:06

Cari amici dell’Eco, torno alla mia rubrica preferita per raccontarvi che lo scorso 25 agosto sono stata invitata alla trasmissione Dolce Casa, che va in onda sul Raiuno, durante lo spazio della mattina che la rete ammiraglia della tv pubblica dedica all’attualità; il tema della puntata riguardava la Guerra Santa dell’Isis e come noi italiani viviamo il diffondersi dell’integralismo. Mi sono stati concessi pochi minuti per raccontare un problema di proporzioni enormi, quindi continuo il colloquio iniziato in Rai con voi, ricordando che siamo subissati da terribili messaggi video trasmessi via web: l’educazione dei bambini islamici attraverso la decapitazione delle bambole riporta indietro di circa mille anni l’orologio del mondo come se fossimo tornati – grazie a una macchina del tempo – alle crociate, e ci sentiamo smarriti e ci interroghiamo sul futuro, come non eravamo costretti a fare dalla fine dei blocchi contrapposti, da più di 25 anni.

La sgradevolissima sensazione di “essere circondati” dalle guerre (guerre che non riusciamo a comprendere) e la consapevolezza di non aver saputo prevedere il terribile sviluppo dei fatti: noi credevamo, se ci è permessa questa valutazione, che la visione di quasi cinquant’anni fa fosse destinata al dimenticatoio e che sarebbe bastata l’invasione del capitalismo, anche senza regole, nei paesi più chiusi alla modernità, per stravolgere, dal di dentro, fondamentalismi e arcaismi.

Qualcuno aveva ipotizzato perfino, per favorire la presa di coscienza della questione femminile (determinante per lo sviluppo di popoli e territori) in regioni dove le donne neppure possono guidare, “bombardamenti di bambole Barbie dal cielo” o, in ogni caso, che la potenza travolgente dei social network di matrice occidentale avrebbe, da sola, senza bisogno di essere accompagnata da legislazioni condivise, regole eque, applicazioni di diritti fondamentali, rovesciato le condizioni di partenza e portato, quasi magicamente, la democrazia dove non esistevano le condizioni per farla attecchire. Il risultato, invece, assolutamente rovinoso rispetto alle aspettative, ci fa assistere, sgomenti e quasi paralizzati, a un web usato come palcoscenico mondiale per un indegno spettacolo quotidiano di crudeltà e di proselitismo. Ed è questione ridicola la discussione fra intellettuali e leaders d’opinione se sia meglio o peggio far vedere senza censure gli ammazzamenti, mentre ogni minuto si muore per davvero e non siamo in un film.

Risparmiatemi, risparmiamoci poi, vi prego, le strumentalizzazioni politiche o le guerre di religione perché lo sappiamo, i motivi sono economici e di potere territoriale altrimenti tutti i morti somali di una guerra decennale sarebbero stati anche loro nel conto: ma quei morti lì, nel videogame dell’orrore, non fanno punteggio.

È difficile ammettere di avere sbagliato, quando questo errore conduce ad una tragedia simile: l’occidente, l’Europa in primo luogo non si è data strategie e politiche comuni né di accoglienza, né di integrazione, né, soprattutto, una comune strategia di reazione all’integralismo. L’Europa non parla con voce sola, aspetta e aspetta, come già fece nei due conflitti mondiali, che l’America prenda posizione e decida le azioni da intraprendere e che, semmai, ci venga a salvare (anche da noi stessi e dalla nostra vigliaccheria): in primo luogo per ciò che riguarda l’immigrazione disperata che ogni giorno trasforma le coste italiane nel cimitero del mediterraneo e poi anche che Obama ci “dia la linea” come si diceva una volta nell’antica sinistra, per ciò che riguarda le politiche territoriali di integrazione, dopo il clamoroso fallimento britannico (che aveva sopportato di veder applicata la sharia al posto del diritto addirittura a Londra!) anticipato dai disastri olandesi e dalle scivolate dei tanto generosi paesi scandinavi.

Per fortuna nostra un leader politico c’è e si chiama papa Francesco, il quale nonostante più di 100 milioni di cristiani perseguitati nel mondo, ha la forza di affermare che non di guerra contro la nostra religione si tratta (o per lo meno solo in parte), ma che il vero, enorme problema è interno al mondo musulmano: tra moderati – moderni e bande di folli che approfittano della tecnologia, usando mezzi che non gli appartengono in alcun modo, e muovono come robot giovani uomini e donne, poveri di cultura, di benessere, di prospettive, di speranze. Si tratta di una minoranza che, certo deve essere immediatamente fermata, attraverso ogni mezzo, ma che non rappresenta numericamente, intellettualmente e nemmeno religiosamente quel miliardo e mezzo di donne e uomini che si riconoscono in una professione di fede virtuosa come è finalità di ogni religione.

È ora di finirla con il trionfo dell’ipocrisia, sarebbe ora di raccontare la verità, tutta la verità dei rapiti italiani di questi anni (per esempio le mitiche due Simone). È necessario ottenere dal governo Renzi la creazione di un istituto di controllo che segua e giudichi, nel bene e nel male, quest’ambito essenziale e che regoli e riconosca le straordinarie azioni tampone che il privato-sociale compie ogni giorno per salvare le politiche di welfare che non ci possiamo più permettere economicamente: che dichiari, finalmente, che le Onlus non sono, che noi operatori sociali non siamo, tutti uguali, nemmeno nella nostra voglia di donare tempo, lavoro, soldi.

Questo vale non solo per gli aiuti all’estero ma anche per la gestione dei beni confiscati alle mafie, per la gestione delle politiche contro le dipendenze, per la riabilitazione dei detenuti, per l’integrazione degli immigrati, per la cura degli anziani, per i micronidi, per le adozioni, per la disabilità, per il fine vita, per le cooperative sociali; e vale la filosofia che il bene, come diceva don Bosco, “bisogna farlo bene” e queste parole, per chi non è cattolico, le scriveva pure Diderot, ben 269 anni fa.

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