ECCO COME NON CADERE NELLA RETE

i danni della disinformazione sul web
By Marta Rossi
Pubblicato il 2 Dicembre 2015

Cure miracolose contro il cancro scoperte grazie a un seme, immigrati pagati a peso d’oro o sistemati in alberghi a 4 stelle con wifi e bagno in camera, asteroidi pronti a colpire la terra oppure teorie contro la vaccinazione dei bambini. Questi sono alcuni tra gli esempi di bufale che circolano sul web, specialmente sui social network, generati ad hoc da alcuni siti che a loro volta guadagnano su un ogni condivisione o su ogni like ricevuto.

Alcune di queste rischiano di fare danni seri, basti pensare ai documenti circolati relativi alla connessione tra vaccini e autismo. Si è poi scoperto che questi presunti studi non avevano alcuna validità scientifica, che si trattava di casi isolati e comunque non scientificamente collegabili ai vaccini ma che come risultato hanno ottenuto un calo drastico delle vaccinazioni e il ritorno di alcune malattie che la comunità medica riteneva molto rare o addirittura scomparse (L’Organizzazione mondiale della sanità ha fatto un richiamo all’Italia perché nell’ultimo anno si è avuto un crollo delle vaccinazioni, toccando il punto più basso degli ultimi dieci anni). Per non parlare dei catastrofismi o delle predizioni delle peggiori disgrazie. Il fenomeno grazie al quale i siti di disinformazione guadagnano e noi acquisiamo notizie false si chiama click baiting (esche da click). Capita molte volte di leggere sui social o anche su alcuni siti di informazione: “Clicca qui per sapere cosa è successo a questo signore!”, oppure: “Clicca per vedere cosa ha fatto questa donna quando ha scoperto il marito…” e via, puntini di sospensione. Cliccando dove loro indicano, si contribuisce a dare valore a quel contenuto agli occhi dell’algoritmo di Facebook che stabilisce quali post debbano essere premiati e quali invece penalizzati e contenuti di scarso valore per gli utenti vengono invece identificati da Facebook come molto interessanti. Face-book è corso ai ripari restringendo le ma-glie: da una parte penalizzando chi utilizza un titolo per poi dare un’altra notizia, dall’altra calcolando il tempo di permanenza al di fuori del social network dopo aver cliccato su questi siti.

Certo, non si può addebitare interamente la faccenda alle bufale in rete, ma di certo hanno contribuito a mettere in piedi un circo mediatico dal quale è difficile sfuggire.

La tendenza a trascorrere molto tempo connessi – per lavoro, per diletto – ha portato molti a interrogarsi sulla bontà del mondo digitale e, soprattutto, a interrogarsi sul comportamento da tenere in rete.

Don Gianluigi Pussino, salesiano di don Bosco e responsabile della Comunicazione sociale dell’ispettoria centrale della congregazione salesiana, traccia insieme con noi alcune linee guida.

“Ieri esisteva il cortile dove incontrarsi, oggi è diventato cortile digitale, una piazza dove i ragazzi si incontrano anche stando a casa propria – basta un computer, un tablet o uno smartphone – e che, però, richiede delle regole precise anche da parte degli adulti o di chi sorveglia e controlla”. Per esempio? “Essere presenti, facendo assistenza e monitorando. Scegliere e discernere quello che si vuole vedere. Farsi carico delle situazioni che si incontrano. Ogni comunità, parrocchia, oratorio per esempio dovrebbe avere dei canali ufficiali da mantenere vivi, da coordinare e governare. In famiglia, saper dividere in modo netto il tempo dell’online da quello dell’offline. Quando si è a casa, quando si parla con le persone, dovrebbe essere il tempo dell’offline. Staccare, spegnere, tenere lontano gli strumenti che potrebbero inficiare i rapporti”. D’altra parte, l’invito è a non rimanere lontani dalla rete per paura di caderci. La rete fa parte del nostro mondo, della nostra vita. Bisogna avere gli strumenti per usarla. “Anche il vangelo è una notizia: l’angelo è il messaggero che annuncia una buona novella universale. La chiesa è universale – aggiunge don Pussino – Nel vangelo di Marco, si indica chiaramente al cristiano la via della predicazione: Ciò che ora vi dico al buio, gridatelo ovunque in piena luce; ciò che vi sussurro all’orecchio, proclamatelo dai tetti!”.

Anche papa Francesco, nel messaggio per la giornata mondiale delle Comunica-zioni sociali, ha invitato a rivedere il linguaggio: “In un mondo, poi, dove così spesso si maledice, si parla male, si semina zizzania, si inquina con le chiacchiere il nostro ambiente umano, la famiglia può essere una scuola di comunicazione come benedizione. E questo anche là dove sembra prevalere l’inevitabilità dell’odio e della violenza, quando le famiglie sono separate tra loro da muri di pietra o dai muri non meno impenetrabili del pregiudizio e del risentimento, quando sembrano esserci buone ragioni per dire adesso basta; in realtà, benedire anziché maledire, visitare anziché respingere, accogliere anziché combattere è l’unico modo per spezzare la spirale del male, per testimoniare che il bene è sempre possibile, per educare i figli alla fratellanza”.

Conclude il salesiano: “La comunicazione sociale non è la strumentazione, ma è l’aria che si respira, l’ambiente che si vive. Oggi è una realtà che fa cambiare gli stili di vita e le relazioni umane, i processi di apprendimento, l’accentuazione dell’individualismo a discapito del personalismo”. Qual è la ricetta? “Testimoniare, annunciare, evangelizzare con un linguaggio adeguato, senza proselitismo o violenza verbale, con amorevolezza e con poche parole”.

 

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