È MARIA IL MIO COLPO VINCENTE

intervista a Mara Santangelo
By Gino Consorti
Pubblicato il 2 Dicembre 2013

Dopo un viaggio a Medjugorje la giovane campionessa di tennis, orfana di madre a sedici anni e costretta al ritiro per una malformazione ai piedi, ha spezzato ogni dipendenza affettiva, morale e materiale iniziando un cammino di fede che le ha donato la vera felicità. Una storia bella e commovente che ha raccontato nel libro Te lo prometto

I bellissimi occhi trasparenti come il cielo filtrano serenità e dolcezza. Mara Santangelo, tennista tra le più talentuose del panorama internazionale, a 32 anni ha riposto definitivamente nella borsa racchetta e sogni, arrendendosi ai dolori insopportabili causati dalle conseguenze di una malformazione ai piedi che l’ha accompagnata in tutta la sua prestigiosa carriera. A malincuore ha dovuto voltare le spalle a ciò che rappresentava il cuore pulsante delle sue emozioni. Sicuramente senza quel problema fisico così penalizzante il palmares sarebbe stato più ricco, ma già così parliamo di uno score assolutamente brillante. Molti, probabilmente, davanti a un “verdetto” così pesante avrebbero metabolizzato a fatica l’inevitabile contraccolpo psicologico. Lei, invece, avendo sin da bambina conosciuto sofferenze e avversità, non si è piegata. Dopo la scomparsa della madre a causa di un incidente stradale, Mara, all’epoca sedicenne, è dovuta diventare donna in fretta prendendosi cura di sua sorella e di suo fratello, entrambi più piccoli. L’adolescenza, dunque, l’ha scavalcata con un lungo balzo, uno di quelli che l’avevano portata a diventare una tennista professionista di grande livello. Nonostante infatti il “peso” proprio di una sorella maggiore nelle vesti di mamma, Mara ha sempre continuato ad allenarsi con grande tenacia e professionalità. Inoltre, qualche tempo prima dell’incidente stradale sua madre aveva deciso di separarsi e lei aveva vissuto con grande sofferenza lo sgretolarsi della famiglia. Un profondo dolore interiore che aveva incrinato anche il rapporto con sua madre. Per lei, Mara nutriva un amore smisurato, condizionato, però, dalla scelta di “sciogliere” il matrimonio e da un’infanzia trascorsa senza sorrisi e gesti d’affetto. Il resto, poi, lo ha fatto il suo carattere, uno di quelli “tosti” e difficile da trattare, ma assolutamente necessario per rialzarsi dalle cadute che la vita ci riserva.

Così, a distanza di sedici anni, l’ex campionessa dal fisico da modella, ha deciso di rendere pubblico quell’amore profondo che da bambina non era stata in grado di dimostrare a sua madre. E lo ha fatto mandando in libreria il bellissimo volume Te lo prometto (Piemme, pp.159, euro 15,00). Prima, però, ha sanato tutte le ferite del cuore e dell’anima grazie all’amore di Gesù e di sua madre Maria. Il denaro, il successo e la notorietà, infatti, l’avevano allontanata dalla vera felicità, quella che solo l’amore di Dio può regalare. Ed ecco, allora, che dopo un viaggio a Medjugorje la vita di Mara vira completamente, scacciando via dal suo cuore ombre e fragilità. L’infelicità, quella causata dalla lontananza da Dio, d’incanto si è trasformata in un continuo godimento. E così, visto che il segreto dell’esistenza umana, come diceva Dostoevskij, non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si vive, dopo l’esperienza sulla collina di Medjugorje ha deciso di intraprendere un cammino di fede testimoniando in largo e in lungo la sua storia e quindi l’amore del Signore. Appena gli impegni di lavoro glielo consentono, infatti, Mara gira l’Italia, visita i circoli di tennis, incontra i giovani, le famiglie e anche i religiosi. A tutti racconta la sua straordinaria esperienza. Si prodiga senza soste affinché il seme della fede venga accolto dal cuore di tanti. A cominciare da quello dei bambini in modo che possano crescere con gioia e serenità.

Adesso, però, è arrivato il momento che Mara racconti anche a noi la sua bella storia. Ci siamo dati appuntamento nella sua “seconda casa”, al Foro Italico di Roma. Il fisico è quello di un’atleta in splendida forma e in piena attività, ma ciò che più colpisce è la serenità del suo volto. Ci sistemiamo in un angolo di una saletta che guarda i campi da tennis. Come dire, il primo amore non si scorda mai…

Partiamo dal titolo del tuo libro: cosa riguarda la tua promessa e a chi è indirizzata?

È la promessa che feci da bambina tra le braccia di mia mamma. Le promisi di diventare una tennista professionista e di calcare, un giorno, il campo centrale di Wimbledon. Questo impegno mi ha portato ad andare contro tutto e tutti, a non mollare un millimetro nonostante le tante difficoltà. E il libro inizia proprio dal momento in cui tengo fede alla mia promessa.

Parliamo del 22 giugno 2005…

Esattamente, quando per la prima volta mi trovai a giocare nel campo centrale di Wimbledon contro l’allora e l’attuale numero uno del mondo Serena Williams.

Cosa intendi contro tutto e tutti?

Io sono nata con una malformazione a entrambi i piedi che mi ha portato a soffrire in maniera incredibile lungo l’intera carriera. Una pesante sofferenza fisica, ma anche dell’anima a causa della scomparsa di mia madre, vittima di un incidente stradale quando avevo 16 anni.

Quella tragica sera dovevi essere in macchina con lei…

Proprio così. All’ultimo minuto, però, tornai a casa con un’altra macchina… Lei, invece, nel cuore della notte precipito con l’auto in un dirupo di oltre 100 metri nascendo in cielo… Per chi ha il dono della fede, infatti, si tratta di una rinascita e non, invece, della morte. Da quel 23 novembre 1997, dunque, giorno in cui lei è mancata, quella promessa è diventata ancor di più la mia ragione di vita. Nel suo nome dovevo assolutamente raggiungere il nostro sogno.

Che rapporto avevi con tua madre?

Molto turbolento, difficile, complicato.

A causa di cosa?

Non accettavo le sue decisioni.

Ti riferisci alla separazione dei tuoi genitori?

Sì, lei aveva scelto di dividersi da mio padre legandosi a un altro uomo. E io, non accettando tutto questo, mi chiudevo a riccio non riuscendo ad avere un buon rapporto con lei.

E la reazione di tua madre?

Lei ci provava continuamente, cercava in tutti i modi di salvare il nostro rapporto, di farmi sentire amata in ogni momento della giornata. Io, però, ero proprio una ribelle e ne combinavo di tutti i colori.

Così, quando lei è nata in cielo sei stata assalita dai sensi di colpa…

Esattamente.

In particolare cosa ti tormentava?

Il fatto di non averle dimostrato tutto l’amore che provavo.

Nel libro affermi addirittura che eri incapace di amarla… Perché?

Quando non conosci l’amore è inevitabile…

Puoi spiegarti meglio?

Nella mia famiglia non c’è mai stato amore. Nei miei ricordi di bambina non compaiono atteggiamenti d’affetto e di amore. Quando i miei stavano ancora insieme non dico che a noi figli il loro amore ci sia mancato completamente, però era poca cosa. Inoltre veniamo da una famiglia tra virgolette nordica – io sono nata a Latina ma ho origini trentine – e come si sa noi del nord facciamo più fatica a dimostrare l’amore e atteggiamenti affettuosi. Per me, ad esempio, anche un semplice abbraccio era una cosa inusuale… Non essendo dunque cresciuta con l’amore è stato difficile a mia volta donare amore. Dinanzi a me avevo come una barriera che è crollata, però, non appena ho incontrato il Signore.

Dall’incidente al ritrovamento del corpo di tua madre in fondo al burrone, trascorsero molte ore, quasi un giorno. Quali pensieri e quali tormenti affollarono la tua mente?

Ci siamo allarmati della sua assenza solo nelle prime ore del pomeriggio. Io non vivevo a casa con mia madre, con lei c’erano i due miei fratelli. La mattina, come sempre, si svegliarono da soli e andarono a scuola. Diedero per scontato che nostra madre stesse dormendo. Noi siamo cresciuti in un paesino di circa 600 abitanti dove è normale svegliarsi da soli, fare colazione e andare a scuola. Una volta però tornata a casa, mia sorella, che all’epoca aveva 14 anni, si rese conto che nostra madre non c’era e così diede l’allarme. È vero, prima del ritrovamento nel burrone trascorsero diverse ore in quanto sull’asfalto non c’erano segni e inoltre nella curva dov’era finita fuoristrada non c’era il guardarail. Comunque la notte dell’incidente in un certo modo avvertii la sua nascita in cielo…

In che modo?

Quella notte mi capitarono delle cose molto strane.

Del tipo?

Ad esempio riposai malissimo, inspiegabilmente non chiusi quasi mai gli occhi e quando lo feci ero agitatissima, cosa che non mi era mai capitata prima. Tutta la notte ebbi sensazioni inusuali e la mattina presto mi svegliai con il pensiero fisso di mia madre, cosa che mi aveva accompagnata tutta la notte. Pensai a lei molto più del solito… Ricordo che quella mattina parlai di mia madre anche ai miei amici offrendo dei biscotti preparati da lei il pomeriggio precedente. Appena però seppi del suo mancato rientro, capii subito che era restata vittima di qualcosa di grave

All’epoca i tuoi nonni erano troppo anziani e i tuoi fratelli troppo piccoli: con chi hai condiviso, allora, la tua sofferenza?

Con Mara…

Ti sei tenuta tutto dentro?

Proprio così. È stata molto dura, ma d’altra parte dovevo essere forte sia davanti ai miei nonni anziani, sia nei confronti dei miei due fratelli. La perdita di una madre è un qualcosa di straziante ma quella di un figlio credo sia ancora più atroce. Ancora oggi, infatti, vedo nei miei nonni il dolore devastante di quella perdita. Loro stessi ci dicono quanto sia ancora vivo il dolore. Inoltre mio fratello più piccolo aveva all’epoca sette anni e di conseguenza ho dovuto essere per lui una sorta di chioccia, anche se in quel momento forse avrei avuto più bisogno io di una madre…

Oltre a crescere in fretta, dunque, sei diventata anche una tennista professionista di livello…

Devo dire che in questo senso il tennis mi è stato molto d’aiuto, ha portato la mia mente a concentrarsi su altre cose.

Come ti sei avvicinata a questo sport?

Io sono cresciuta con il tennis. I miei genitori erano degli appassionati e nell’hotel che gestivano a Panchià, in Trentino, c’era un campo dove sono cresciuta. Prima vedendoli giocare e poi cimentandomi con loro e con alcuni clienti. All’epoca il tennis si guardava in televisione con molta più facilità e io, in particolare, ammiravo le gesta di Martina Navrátilová, il mio mito. Fu allora che feci quella promessa a mia madre buttandomi anima e cuore in questo sport così bello. Già alcuni giorni dopo il funerale di mia madre, con grande sofferenza ero sui campi ad allenarmi. Avevo bisogno di distrarre la testa e il tennis ci è riuscito. Mi sono impegnata al massimo avendo come unico obiettivo quella promessa.

Se ti nomino Giampaolo Coppo qual è la prima cosa che ti viene in mente?

Il suo sorriso, la sua barba incolta… Un uomo di una grandissima saggezza, oltre che da maestro mi ha fatto da padre, amico e confidente. Una figura veramente completa, ha contribuito anche alla mia educazione e pur non conoscendo il vangelo e non essendo credente mi ha sempre dato quegli insegnamenti che oggi ritrovo nella parola di Dio. Non è stato lui a darmi il seme della fede però lo ha coltivato. Io, infatti, vengo da una famiglia cristiano-cattolica dove mia madre aveva, anzi ha una grande devozione per Maria. Ricordo, infatti, le preghiere che recitavamo prima di addormentarci e lei che ci parlava della Madonna di Fatima e del voto che aveva fatto.

Per il tennis hai sacrificato proprio tutto?

Sì, e senza rimpianti.

Tennista di valore, numerosi e prestigiosi titoli vinti e un futuro che ti sorrideva. Sul più bello, però, le conseguenze di quella malformazione al piede con cui convivevi da tempo, hanno scritto un futuro completamente diverso…

Anche in questo caso è stata durissima. Come dicevi tu, proprio sul più bello mi sono dovuta fermare. Nonostante i miei problemi fisici, comunque, ho raggiunto traguardi inimmaginabili. La malformazione mi causava un gran dolore e di conseguenza avevo una postura errata. Così si è scatenato un altro problema, sempre al piede, che avrei potuto risolverlo solo chirurgicamente. E così ho fatto. Alla fine del 2009, però, nonostante l’intervento fosse perfettamente riuscito, a quasi trent’anni avrei dovuto continuare a soffrire come nel corso di tutta la mia carriera. È stato in quel momento, allora, che mi sono interrogata sul futuro. Era il caso di continuare oppure di fermarmi? Questa era la mia domanda ricorrente.

E la risposta giunse in maniera inaspettata…

Assolutamente inaspettata… Arrivò da un pellegrinaggio a Medjugorje organizzato da Paolo Brosio… Per me era un momento decisamente difficile, nonostante tutto quello che avevo raggiunto in carriera non mi ero mai sentita felice, serena, pienamente in pace con me stessa.

Un esempio eloquente di come il successo e il denaro non siano sinonimi di felicità autentica…

Esattamente. Una cosa che ripeto sempre nelle mie testimonianze in giro per l’Italia. La felicità deve partire da noi, ma prima dobbiamo risanare le tante ferite che ci portiamo dentro. E in questo la grazia del Signore mi ha aiutata tantissimo.

Ma l’incontro con Paolo Brosio è stato casuale?

A mio avviso nella vita nulla è casuale… Come dicevo, appunto, all’epoca mi ponevo tante domande e avvertivo forte il desiderio di compiere un pellegrinaggio. Però non conoscevo nulla di Medjugorje, non sapevo neanche che le apparizioni continuassero… Incontrai Paolo in una cena a casa di amici e lui mi spinse subito a fare un’esperienza insieme in quei luoghi. Poco tempo dopo, allora, partii con mia nonna con tanta curiosità e anche, forse, con un po’ di scetticismo. Ricordo, infatti, le parole di un amico evangelico che mi avevano un po’ confuso le idee. Mi avevo detto di non credere alle apparizioni…

Ci racconti, invece, cosa accadde sulla collina di Medjugorje?

Era il 2 novembre del 2010 e noi volevamo essere tra i primi, quelli più vicini alla veggente in occasione del suo incontro con Maria. Partimmo all’una di notte con i sacchi a pelo e trascorremmo lì la nottata. In quei momenti di veglia e di preghiera sgranai per la prima volta il mio rosario.

Cosa chiedevi a Maria e a Dio?

Segni forti della loro presenza. Segni che sono poi arrivati.

A cosa ti riferisci?

Più che descrivere quello che ho visto – nel corso degli anni ho assistito a tanti miracoli fisici e spirituali – credo che il fatto più straordinario sia la conversione del cuore. Capire, cioè, che Dio esiste. Su quella collina ho capito proprio questo. E se Dio esiste, mi sono detta, lo voglio seguire. Di conseguenza sono scesa da quella collina con il desiderio di intraprendere un cammino di fede e di testimonianza. Ripeto, di segni ne ho visti tanti, tutti tangibili, ma non voglio certo servirmi di loro per raccontare la grandezza del Signore.

Ma prima di Medjugorje che rapporti avevi con Dio? Trovavi il tempo per “allenare” anche la fede?

No, avevo un modo tutto mio… Mi piaceva parlare di fede con mia madre più che rivolgermi a Dio. Con lui avevo un rapporto turbolento, non lo ringraziavo mai per tutto quello che mi aveva concesso. Ad esempio nel bagno di Wimbledon mi sono addirittura scagliata contro di lui a malo modo, invece di vedere la grandezza di un sogno realizzato dopo anni e anni di sacrifici. Oggi vedo tutto con occhi diversi. Alzarmi la mattina, ad esempio, per me è già motivo di ringraziamento. Prima avevo tutto quello che il mondo crede che sia tutto, la notorietà, la ricchezza, il successo… Però non avevo la cosa più importante, e cioè la felicità.

Tu hai conosciuto tutti i veggenti, con Vicka, però, hai instaurato un rapporto particolare…

È vero, con lei e la sua famiglia c’è un qualcosa di speciale. Non a caso nel mio libro riporto la bellissima lettera che mi ha scritto. Tra l’altro sua nipote è venuta qui a Roma e si allena con il mio ex coach. Con lei abbiamo passato tanti momenti belli, ricordo ad esempio quando, con grande commozione, mi fece toccare fisicamente i rosari che la Madonna aveva fatto trovare a tutta la sua famiglia a pochi metri dalla loro abitazione nei primi anni delle apparizioni. Sono dei bellissimi rosari di legno dove su ogni grano c’è la storia di Gesù, sono fantastici. Vicka è una donna con una gioia incredibile nonostante le tante difficoltà anche fisiche, che deve sopportare. La sua croce, però, la porta sempre col sorriso nel cuore.

Da quella notte sulla collina delle apparizioni, dunque, la tua vita è completamente cambiata…

Direi proprio di sì. Innanzitutto perché ho deciso di lasciare il tennis e poi perché ho intrapreso questo cammino di fede. E ho iniziato facendo la cresima… Da lì, poi, è scaturita una voglia incredibile di leggere il vangelo, la bibbia, di vivere i sacramenti, la messa e di risanare tutte le mie ferite. In pratica seguendo ciò che il Signore ci dice.

Quale credi sia il disegno di Dio su di te?

Questa è una bellissima domanda… Credo sia quello di testimoniare la mia esperienza cercando di essere d’aiuto al prossimo. Solo adesso, infatti, mi rendo conto di quanto sia stata e sono fortunata e di quanto sia importante aiutare l’altro donando amore. Quell’amore che da bambina mi è mancato e che oggi ritrovo nel Signore e in tutte quelle persone che vivono in lui.

In pratica oggi com’è la vita di Mara Santangelo senza gonnellino e racchetta?

Innanzitutto alimento tutto quello che è il mio percorso, proprio come una pianta che ha costantemente bisogno di essere nutrita con acqua e luce. Questo lo faccio con la preghiera, la lettura della bibbia e frequentando persone che possono aiutarmi. La condivisione, infatti, è fondamentale. Quando uno è in pace riesce a donare al prossimo amore e serenità attraverso ovviamente la parola di Dio. Oggi, ad esempio, vivo in un mondo che è abbastanza distante dal Signore…

Cioè?

Rivesto un’importante carica istituzionale all’interno della Federazione Tennis e del Coni come rappresentante di tutti gli atleti. Beh, devo dire che qui c’è una grande chiusura. C’è molto io anziché molto Dio… Io, però, cerco di essere sempre me stessa portando avanti il sorriso e l’amore del Signore. Credo, infatti, che il modo migliore per farlo conoscere sia questo, più di tante parole. A volte bastano anche piccoli gesti, come ad esempio un sorriso, che non costano nulla ma che rendono felici chi li riceve. Purtroppo, oggi, tutto ciò è merce rara…

Com’è la tua giornata tipo?

Lo sport fa sempre parte della mia vita ed appena posso, quindi, vado ad allenarmi sul campo da tennis, in palestra oppure quando sono in Trentino corro tra i boschi. Certamente la preghiera è un qualcosa di fisso, è parte fondamentale della mia vita. In questo mi faccio aiutare dai miei fratelli della comunità Nuovi Orizzonti. Gente che vive la fede con estrema semplicità e grande gioia. La gran parte dei sacerdoti ha più o meno la mia età come anche il mio padre spirituale. Con loro riesco a interagire e a parlare di fede in modo non bigotto. Mi fanno sentire a mio agio.

Cosa vuoi dire a quanti guardano con diffidenza le apparizioni di Medjugorje?

Di provare per credere. Consiglio di andare a Medjugorje. Certamente in qualunque cosa è possibile vederci l’aspetto negativo, però il mio suggerimento è di visitare quei luoghi. Magari partendo da una curiosità turistica ma avendo il cuore aperto…

Con tua madre avevi un rapporto conflittuale ma nello stesso tempo di grande amore. Con tuo padre, invece, le cose come vanno?

È un padre che sicuramente ci ha amati e ci ama tantissimo, nello stesso tempo, però, è un genitore molto assente. Nel mio girare il mondo con il tennis non ho mai sentito il suo affetto. E ancora oggi è un padre un po’ distratto e poco presente, proprio il contrario di ciò di cui avrebbe bisogno un figlio o una figlia, soprattutto se adolescente.

Senti Mara, visto che tra poco sarà Natale, quale regalo vorresti ricevere?

La salute e la serenità. Prego molto affinché il Signore mi doni la salute che io ritengo un qualcosa di speciale che non bisogna mai dare per scontata. Dopo tutto quello che ho passato, ancora oggi, purtroppo, la salute è il mio tallone d’Achille.

Quale regalo, invece, doneresti al mondo?

Sicuramente l’amore.

E se per un attimo potessi rivedere tua madre, cosa le diresti?

Che le voglio bene. Ma questo lei lo sa già…

 

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