Per secoli, la donna è stata considerata fragile, emotivamente instabile, bisognosa di guida e protezione, nonostante la storia fosse ricca di figure femminili energiche e determinate. Con il tempo è emersa una nuova immagine della donna, capace di svolgere le stesse attività dell’uomo, spesso con una sensibilità particolare.
La consapevolezza femminile è passata attraverso tre fasi. Il primo femminismo, tra Ottocento e Novecento, lottò per la parità dei diritti, rischiando però di ridurre la donna a copia dell’uomo. Il secondo, negli anni Ottanta, rivendicò la differenza e l’identità femminile, affermando la “parità nella diversità”. Il femminismo attuale, dagli anni Novanta, pone al centro la reciprocità: uomo e donna realizzano pienamente la persona solo in una relazione interattiva, oltre subordinazioni e omologazioni.
Secondo molti studiosi, il contributo femminile alla vita pubblica risiede nella maggiore predisposizione alla relazione e nell’uso congiunto di pensiero intuitivo e razionale, con prevalenza dell’intuito. Come afferma Joan Borisenko, “diventiamo esseri migliori attraverso le relazioni”, cuore della visione femminile del mondo.
La donna mostrerebbe una spiccata capacità di comprensione intuitiva, adattamento, controllo psico-fisico e volontà di affermazione. Non sorprende che nelle selezioni universitarie, anche scientifiche, le candidate ottengano risultati eccellenti.
Il mondo del lavoro, femminilizzandosi, ha cambiato mentalità. Al modello maschile basato su rischio, audacia e rapporti di forza, si è affiancato uno stile più orientato alla relazione, all’ascolto e alla prudenza. Anche la leadership è mutata: il superiore non è più un comandante che impartisce ordini, ma una figura che dialoga e convince.
Dopo secoli, si riconosce che “l’uomo e la donna sono due modi di sperimentare l’essere persona” (Giovanni Paolo II) e che “non esistono qualità maschili e femminili, ma solo qualità umane” (Elena Gianini Belotti). Tuttavia, il percorso femminile resta segnato da difficoltà evidenti. Pur avendo conquistato ruoli sociali prima impensabili, la cronaca mostra che in molte aree del Paese persistono discriminazioni e violenze.
Come osserva la teologa Marinella Perroni, troppo spesso la relazione familiare e di coppia diventa spazio di sopraffazione maschile: una violenza che appare come il residuo di un patriarcato incapace di evolvere verso rapporti fondati sulla verità delle persone e sulla loro libertà.
