“Cristo è veramente risorto!”. Dalla sera del Giovedì santo alla domenica di Pentecoste, la Chiesa proclama, con solennità, che la vita vince sulla morte, la luce allontana le tenebre, la speranza ha l’ultima parola sulla disperazione.
Il fatto della passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo, Figlio di Dio, ci annuncia che, nonostante la Croce, siamo chiamati alla gioia. Nonostante l’esperienza della sconfitta e del fallimento, possiamo rialzarci in piedi, sempre.
Molto spesso sentiamo addosso lo sguardo giudicante del mondo, che ha sempre aspettative alte e sentenze impietose. Ci sentiamo costretti a indossare maschere di perfezione e di serenità, per sembrare all’altezza, per non sfigurare e per essere ammessi nella comunità umana. Il mondo “filtrato” non ammette difetti.
Ma la vita ci presenta ugualmente il conto: un esame andato male, un progetto che non decolla, un’amicizia che si spezza, una relazione interrotta, un’incomprensione, un corpo inadeguato alle aspettative, un lavoro poco appagante.
Allora ti arrabbi oppure tenti di evadere in qualche modo e di non pensare. L’attacco o la ritirata. Fai finta di essere sempre al top oppure ti rifugi nell’anonimato, fino a sparire.
La Pasqua del Signore ci racconta una storia diversa. Il Vangelo ci annuncia una possibilità nuova: Dio ci raggiunge e si fa riconoscere proprio nel luogo dei nostri fallimenti, per cui nessuno può essere squalificato dalla vita.
La sera di quel giorno straordinario, due amici se ne stavano tornando a casa, delusi. La loro vita aveva perso colore dopo la morte di colui al quale avevano affidato tutte le loro speranze. Ma il Risorto li raggiunge su quella stessa strada. E rimane con loro, anche nell’ora del tramonto. E tutto può essere visto in modo nuovo, anche se sembrava tutto buio. Non avevano più lo sguardo triste.
L’apostolo Pietro, che aveva giurato eterna fedeltà al suo Maestro, nella notte della Passione scappa come tutti gli altri. E addirittura per tre volte nega di conoscere Gesù, nega di conoscere i suoi seguaci. E in quel momento, forse, si accorge di non conoscere neanche se stesso: era un codardo mascherato da sbruffone.
Il Risorto raggiunge anche lui, insieme agli altri. Pietro non può dimenticare ciò che era accaduto in quella notte. “Un altro insisteva: In verità, anche costui era con lui; infatti è Galileo”. Ma Pietro disse: “O uomo, non so quello che dici… Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro… Ed egli, uscito fuori, pianse amaramente” (cfr. Lc 22,60-62). Ma Gesù, dopo cena, a un certo punto gli domanda: “Pietro, ma tu mi ami davvero?”. E Pietro riesce a essere vero, senza maschera: “Signore, non so se ti amo veramente, ma ho capito quanto mi ami tu, che ancora stai con me, nonostante tutto quello che ti ho fatto” (cfr. Gv 21,15-17). E sarà tutta un’altra storia!
Anche san Gabriele ha sperimentato una forma di “sconfitta” secondo il mondo, quando morì giovanissimo, senza aver lasciato opere spettacolari, costretto a rinunciare a molti progetti a causa della malattia. Ma, raggiunto dall’amore del Signore, la sua vita è diventata così luminosa da ispirare tanti uomini e donne, ancora oggi.
La Pasqua non è solo una festa, ma un modo nuovo di guardare la vita: non più come una sequenza di errori da condannare, ma come una storia da accogliere, come un miracolo d’amore.
- “Cosa può insegnarmi questa esperienza?
- In che modo Dio può trasformarla in un nuovo inizio?”.
