di Alberto Savinio,
Ianieri Edizioni, pp.152, euro 13,50
Nell’estate del 1939 una Topolino cigola lungo strade che sembrano di lana tra l’Adriatico salato e la roccia che sa di neve. A bordo c’è Alberto Savinio, pittore di parole, accanto a lui il “gigante” Concezio a fare da bussola, e la musa Clio come passeggera invisibile. Quello che incontra è un paesaggio fra mare e luna, ancora ruvido di pastori e di campane, ma già attraversato dal brivido del futuro: binari che lampeggiano vicino all’Adriatico, cantieri che odorano di ruggine, cartoline di progresso infilate negli stipiti delle case di pietra. Savinio registra l’ultimo fotogramma di una terra sospesa, proprio mentre l’asse del tempo si inclina.
Questo libro è un carillon di voci: se giri la manovella senti Clio, dea della Storia, rispondere all’appello di un viaggiatore che non sa stare zitto, che si muove tra mito e realtà. Salire a bordo della Topolino di Savinio significa trovare un Abruzzo ancora intatto, un istante prima della tempesta.
