CRISI DI DONAZIONI

By Marta Rossi
Pubblicato il 1 Maggio 2013

“Oggi – afferma Vincenzo Curatola, presidente ForumSad, una rete che mette insieme 90 associazioni –  è difficile trovare qualcuno che possa investire anche un euro al giorno perché si tratta di un impegno costante e per molte famiglie in difficoltà è troppo”.

Nel nostro paese ogni anno 1 milione e mezzo di italiani fanno una donazione per il sostegno a distanza, muovendo così oltre 500 milioni di euro, con una quota media mensile di 350 euro. Chi raccoglie tutti coloro che si occupano di sostegno a distanza è ForumSad, una rete che per ora mette insieme 90 associazioni ma che sta cercando di allargare il suo raggio di azione anche laddove per ora non è presente.

“Il fenomeno del sostegno a distanza in Italia è nato negli anni 50 per i giovani seminaristi con il Pim – spiega Vincenzo Curatola, presidente di ForumSad – in ritardo di 50 anni rispetto ad altri paesi, come gli Stati Uniti, dove dall’inizio del 900 si usava sostenere a distanza chi aveva bisogno. Lo sviluppo del fenomeno nel nostro paese, con organizzazioni internazionali come ActionAid, Save the Children, si è avuto alla fine degli anni ottanta, inizi anni novanta, con le grandi Organizzazioni non governative (Ong) costrette a rimodulare la loro azione, sia per il taglio dei fondi da parte del ministero degli Esteri, sia perché con la convenzione dell’Aja era stabilito che si dovesse fare  tutto il possibile per far sviluppare il bambino nel luogo dove è nato prima di renderlo adottabile”. Poi l’interesse è cresciuto, anche grazie alla televisione e alle nuove tecnologie che hanno permesso una pubblicità maggiore al sostegno a distanza. “Il dato da rilevare in questi ultimi anni è che la crisi economica ha inciso anche sul sostegno a distanza. È difficile trovare qualcuno che possa investire anche un euro al giorno – prosegue il presidente – perché si tratta di un impegno costante e per molte famiglie in difficoltà è troppo. Diverso è invece per chi già aveva un bambino da sostenere: si crea un rapporto epistolare, spesso i ragazzi vengono a trovare le famiglie e non diventa più una questione di soldi ma di affetto”. Nel 2012 ForumSad ha registrato un calo delle richieste di sostegno a distanza del 20%: “È stato forse l’anno peggiore, ma questi primi mesi del 2013 già vanno molto meglio”.

Il lavoro di questa rete di associazioni – che conta di trovare presto altre realtà sul territorio nazionale – non è però solo sostenere a distanza e trovare nuove famiglie pronte a fare donazioni. Uno dei prossimi obiettivi, presentato al forum di Napoli nei primi mesi di marzo, è quello di creare una banca dati, una sorta di anagrafe delle associazioni che fanno sostegno a distanza per lavorare meglio e in modo più capillare. Proprio per questo, ForumSad ha lanciato un corso di formazione per operatori di rete in Campania, Basili-cata e Sardegna, dopo averlo realizzato nel 2012 in Calabria, Puglia e Sicilia. Il corso è rivolto a tutte le realtà che fanno sostegno a distanza, promosso da ForumSad in collaborazione con Fondazione con il Sud. Inoltre, sempre a Napoli, è stata presentata la “card del sostenitore”, già partita a Roma, Torino e Napoli. La card è una tessera ideata dal ForumSad in collaborazione con Agices, Libera, Aitr, la Fondazione Roma solidale e la Fondazione con il Sud per premiare i sostenitori e metterli in relazione con gli esercenti solidali e le organizzazioni delle varie città. Nata nel 2011 con il patrocinio del Comune di Roma – città dove c’è il 10% dei sostenitori italiani – nel 2012 la card si è affermata come strumento di rete che mette in collegamento chi fa sostegno a distanza, con chi fa volontariato, con le associazioni, gli esercenti solidali e le istituzioni impegnate nella solidarietà internazionale, dando vita a eventi, campagne solidali e ad altre sinergie che rafforzano e sviluppano le azioni dei singoli aderenti. Quest’anno la card viene estesa a livello nazionale e le adesioni delle reti del commercio equo, del turismo responsabile e delle organizzazioni come Agices, Aitr, Libera, e la Fondazione Roma solidale rendono la card del sostenitore sempre di più uno strumento nuovo.

Insomma, il mondo della cooperazione è cambiato, così come è cambiata la società con la multicultura e il fenomeno dell’immigrazione: “Ciò che è rimasta uguale è la legge su questo mondo”, dice Curatola. Una legge del 1987 disciplina il mondo delle ong e della cooperazione in generale: “Anni in cui le forme di cooperazione erano poche: ora lo scenario è cambiato, oltre al sostegno a distanza, per esempio, c’è il commercio equo e solidale, c’è il turismo responsabile, forme diverse di cooperazioni di cui la legge non tiene conto”. Sommato a tutto, c’è ovviamente il taglio dei fondi del ministero degli Esteri: “La legge va cambiata, noi abbiamo fatto un appello ai candidati e ora aspettiamo il governo per continuare, tutti insieme, a fare pressione su questo argomento. Se il concetto di cooperazione fosse allargato anche a noi e altre nuove realtà avrebbe più potenzialità”. Una proposta c’è già: “Istituire un organismo misto, istituzionale con le associazioni e le ong per mettere insieme le esperienze e altri soggetti, come per esempio il ministero dell’Istruzione, vista la numerosa presenza di altre etnie nelle classi”. L’ultimo appello, Curatola lo rivolge di nuovo alla politica: “Non è possibile che la cooperazione sia una conseguenza della politica: non può stare sotto il tetto del ministero degli Esteri, ma c’è bisogno di un ministero apposito, come quello guidato da Andrea Riccardi che abbia possibilità di muoversi e di coordinare l’attività di tutti noi”.

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