Anche l’alimentazione di cani e gatti incide sulla crisi climatica. Una ricerca delle Università di Edimburgo e di Exeter evidenzia che i prodotti premium, ricchi di carne di prima scelta, comportano un’impronta di carbonio elevata, soprattutto per i cani. Gli alimenti umidi e crudi risultano più impattanti rispetto a quelli secchi, per il maggiore consumo di risorse ed energia.
Nel Regno Unito il settore del pet food contribuisce a circa l’1% delle emissioni totali di gas serra: una quota significativa. Anche gli animali d’affezione dovrebbero quindi rientrare nelle strategie di riduzione delle emissioni. Gli esperti consigliano di preferire crocchette standard, carne di seconda scelta e alternative a base vegetale.
