CHAMPAGNE E HOTEL CON I SOLDI della CULTURA

By Stefano Pallotta
Pubblicato il 30 Dicembre 2013

No alla doppia vita dei benefattori della chiesa che rubano allo stato”. Papa Francesco non lascia speranze ai devoti della “dea tangente”: per loro la strada della redenzione sarà lunga ed aspra. La doppia morale – l’una, immacolata, a uso esterno, per l’immagine da presentare alla gente; l’altra, inconfessabile, a uso interno, per accaparrarsi, senza scrupoli e in barba ad ogni regola di civile convivenza, beni e sostanze materiali – continua a provocare danni devastanti all’immagine del nostro Abruzzo.

Niente, non c’è nulla da fare: anni di inchieste, arresti, terremoti politici e istituzionali non hanno insegnato nulla al nostro ceto politico dirigente. Si arraffa di tutto. Mille, duemila euro, bottiglie di champagne pagate con i soldi dei contribuenti, alberghi di lusso, auto di lusso: non si lascia niente. Nemmeno chi ha un lavoro rispettabile che gli permette di guadagnare soldi a palate ai quali vanno aggiunti quelli (una valanga) percepiti per fare i nostri interessi quali rappresentanti del popolo, è immune da questo piglia-piglia. Una famelica voracità che sta sostituendo quella più naturale ed ecologica degli, ormai, purtroppo, rari lupi delle nostre montagne.

Una delle frasi più cliccate su Google è la seguente: “Come fare soldi”. Una ricerca che fanno quasi esclusivamente i nostri giovani frustrati da una condizione permanente di disoccupazione e quando va bene di precariato. In qualche caso questa strada porta alla perdizione, come hanno confessato le baby-squillo dei Parioli. Hanno cominciato proprio con Google. L’esca è stato il motore di ricerca più famoso del mondo e gli orchi sanno bene come usarla per attirare adolescenti e giovani.

Troppo facilmente si ricorre a un sociologismo fatto in casa per fornire spiegazioni del tipo: “Si cercano scorciatoie per il successo, È la televisione che crea i feticci del successo e i giovani ne sono contagiati, I giovani non hanno più valori di riferimento”. No, molto più semplicemente i giovani cercano nella rete quello che la fattualità sociale non contempla per loro: la dignità che solo l’inserimento nel tessuto produttivo può dare, il lavoro. Anni e anni di studio, esami, concorsi, selezioni, colloqui troppo spesso per un pugno di mosche, a volte nemmeno quello. E poi leggi sul giornale (al bar perché sarebbe un lusso spendere un euro all’edicola): “Champagne e hotel con i soldi della cultura”, accusa che viene ipotizzata, al momento in cui scriviamo, nei confronti di un esponente del governo abruzzese. Sono i giovani, dunque, i devianti o sono gli stessi modelli di riferimento a essere deviati?

L’anomia (l’assenza di norme morali atte a regolare il comportamento sociale degli individui) la si rintraccia prevalentemente nel nostro ceto politico (largamente inteso). Non esistono più, o sono ampiamente estinte, le norme regolative della morale nel contesto politico-istituzionale, non nella società civile dove pure, per un certo periodo, aveva cominciato a vacillare il presidio dell’indignazione.

Oggi viene quasi il sospetto che non si voglia cambiare la legge elettorale per permettere a “nani e ballerine”, al circo Barnum della politica italiana, di continuare ad libitum ad animare la compagnia di giro, parlamentare e televisiva, che offre linfa al sistema della doppia morale. L’indignazione, però, comincia a riaffiorare. Per fortuna.

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