C’è SALVEZZA PER CHI SI TOGLIE LA VITA?

By Luciano Temperilli
Pubblicato il 1 Febbraio 2016

Un nostro carissimo amico si è tolto la vita, aveva appena 22 anni e ha lasciato nello sconforto     famigliari e conoscenti. Ultimamente si sentiva stanco della vita, irrealizzato, eppure con lui avevamo condiviso tanti momenti belli e felici. Dicono sia stata la depressione, la “nuova” malattia di questo nostro secolo così balordo e asettico… Ma nostro Signore come può permettere che accadano certe cose? Il nostro parroco ha detto che il suicidio è un peccato gravissimo, una grave offesa a Dio, colui che ci ha donato la vita. Cosa ne sarà allora del nostro amico? C’è la salvezza per chi si toglie la vita? gli amici del cuore

Oggettivamente il suicidio è un peccato gravissimo, ma il suicida si rende conto di questo e si toglie la vita per disprezzare il dono di Dio? Non credo che, soggettivamente, si raggiugano queste certezze. Normalmente, come il caso che descrivi, dietro al suicidio ci sono sofferenze psichiche a cui uno vorrebbe sfuggire e la morte si presenta come la soluzione definitiva. La depressione è una malattia. Bisogna stare attenti quando se ne avvertono i sintomi ma chi vuole arrivare veramente a questa apparente soluzione normalmente non lo lascia trasparire.

Pare che questo disagio psichico oggi sia in aumento. Perché? Perché, e questa è una possibile spiegazione, la vita oggi è “faticosa”. Infatti l’uomo è chiamato a definire se stesso continuamente, in modo estenuante e competitivo senza riferimenti tradizionali e senza valori trascendenti. Infatti la libertà, che prima si confrontava con i valori perenni della religione e della tradizione ora deve inventare la sua storia in cui l’ultimo valore normativo diventa quello che “io penso”. Con tutta l’insicurezza, i sensi di colpa e gli errori visti spesso senza redenzione. Arriva allora una stanchezza che determina l’immagine del mondo e della vita per cui nell’esistenza non si vede altro che disgusto, non senso, infelicità. Ogni atto rischia di diventare assurdo, ogni progetto inconcludente, ogni amore, alla fine provvisorio. Oggi abitiamo solo il presente e questo presente lo vogliamo esagerato nel godimento, nelle soddisfazioni, nel piacere. Ma il limite (fallimento, malattia, morte) sta lì a ricordarci che questi sono sogni, sono miti che non possono dare alcuna sicurezza, alcun senso alla complessità della vita. Ecco perché tutti i papi recenti hanno sottolineato che l’assenza di Dio dalla vita porta a banalizzare la vita stessa. E papa Francesco sottolinea che la vita ha bisogno di incontrare Cristo perché il limite, il fallimento e la morte trovino un senso e un abbraccio di misericordia. E ci assicura che questa misericordia ci precede, ci attende e ci abbraccia sempre. Tutti. Anche il suicida.

 

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