Calciatori, padri, figli e parenti vari

By Fabrizio Cerri
Pubblicato il 26 Aprile 2019

Mi manda papà, si diceva una volta. Quella frase valeva, in certe situazioni e in certi ambienti, senza naturalmente scomodare né il nepotismo, né le discendenze regali, come e più di una lettera credenziale. E sembra avere ancora un suo peso, ancorché le “raccomandazioni” nello sport abbiano il fiato corto, cortissimo, non potendosi improvvisare atleti, non diciamo campioni, persone magari inadeguate nel fisico, nella mentalità, nella predisposizione complessiva. Non basta insomma essere “figlio di” per assurgere al ruolo di eccellenza nel mondo dello sport, segnatamente nel calcio. Che tuttavia, grazie alla sbrilluccicante vetrina propinataci dai media, soprattutto da quelli televisivi, certo la bacheca più accreditata e seguita, continua a imporre – e a imporci – quali modelli di vita, traguardi da tagliare, obiettivi da perseguire, proprio i calciatori e il loro mondo dorato. Dorato? ma ne siamo sicuri? Spesso, infatti, non si tiene conto che quel mondo rappresenta solo una minima parte del pur intenso e variegato mondo del calcio nazionale, che conta quasi un milione di iscritti, campionati per tutte le età, giocatori, e ora anche giocatrici, da Capo Passero allo Stelvio, e arbitri, e dilettanti, e dirigenti, e appassionati, e professionisti, e semiprofessionisti in una sequela di cui si ignora l’esatta consistenza economica (comunque enorme: si dice, forse esagerando, il controvalore di una legge finanziaria). Ed è proprio questo calcio – lo si voglia o no – un punto di riferimento per quanti intendono questa disciplina agonistico-sportiva alla stessa stregua di un diploma da ragioniere, se non addirittura preferibile a un’assunzione dopo un concorso statale, una laurea, un posto in banca… Il “mi manda papà” sembra comunque stia per essere sostituito da un più attuale “mi manda la moglie”, secondo l’attivismo sociale, familiare e societario della consorte di un celebrato centravanti. Noi restiamo comunque ancorati, e fiduciosi, al “mi manda papà” del serio, e per molti versi ammirevole ed esemplare, Carlo Ancelotti. E di suo figlio Davide. O a quello di Enrico e Federico Chiesa.

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