Visto che i “furbetti” rappresentano in Italia l’unica categoria che non risente affatto del calo demografico…, sorge spontanea una domanda: Perché anziché continuare a finanziare il bonus formazione per gli insegnanti, noto come Carta del docente, non lo si trasforma in un aumento di stipendio direttamente in busta paga? È vero che recentemente sono state apportate delle modifiche per contrastare gli abusi, ma le truffe continuano, da Nord a Sud. Attraverso magheggi contabili e la compiacenza di rivenditori privi di etica, morale e quindi di onestà, diversi docenti continuano ad acquistare elettrodomestici, proiettori, cellulari, stampanti, fotocamere, scanner eccetera, incorrendo in una serie di reati, tra i quali “l’indebita percezione di erogazioni pubbliche”. Addirittura si è arrivati anche all’acquisto fittizio di prodotti tramite la Carta docenti, con successiva restituzione di denaro contante… Perché, dunque, si consente che la disonestà di taluni possa macchiare l’integrità della maggioranza del corpo docente, oltre naturalmente allo sperpero di denaro pubblico?
Sarebbe curioso conoscere, tramite le fonti istituzionali, i dati recenti riferiti alle percentuali di acquisti destinati realmente alla formazione. Quelli degli ultimi nove anni, dall’istituzione del 2015 fino al 2024, sono a dir poco scandalosi. A fronte di un’erogazione di oltre 3, 437 miliardi di euro in nove anni, per Enti e corsi accreditati è stato speso appena il 3,08%. Solo lo 0,3% è stato utilizzato in corsi di formazione coerenti con il Piano per la formazione dei docenti, appena lo 0,44% è stato investito per corsi di formazione finalizzati alla laurea, l’1,60% per i corsi post laurea e i master, per le certificazioni appena lo 0,11%. Pochissimi, poi, gli insegnanti che hanno pagato con la Carta docenti mostre (0,86%), musei e teatri (1,48%) e cinema (0,5%), anche perché in molti casi l’ingresso è gratuito. A seguire libri e testi (23,84%) e la spesa in hardware (67,76%).
