L’indignazione per la “simulazione di Bastoni” nella gara di serie A di calcio Inter-Juventus, sta diventando una sorta di rappresentazione teatrale: tutti scandalizzati, tutti offesi, tutti improvvisamente custodi dell’etica sportiva! Salvo poi dimenticare che in ogni weekend dai campi arrivano esempi di recitazione… Il paradosso, dunque, è che chi grida allo scandalo spesso appartiene alla stessa categoria che, la domenica precedente, aveva spiegato con tono grave che “c’era un contatto”, “il giocatore sente il tocco”, “il VAR non può intervenire”.
La verità – che spesso genera l’orticaria ai destinatari di turno – è che molti opinionisti e addetti ai lavori non cercano la verità sportiva, ma la rendita emotiva. Un episodio diventa materiale da sfruttare per alimentare la propria tifoseria, consolidare il proprio pubblico, rafforzare la propria identità. La morale, in questo contesto, è solo un pretesto: un’etichetta da appiccicare quando conviene e da ignorare quando disturba.
Sia chiaro: piena condanna per il comportamento antisportivo di Bastoni, che comunque ha ammesso la colpa più volte davanti a telecamere e taccuini, tantomeno si vuole assolvere la simulazione, ci mancherebbe. È solo una riflessione su un sistema che usa la morale come arma tattica, non come principio. Finché la critica sarà un esercizio di convenienza, il calcio italiano continuerà a discutere di etica con la stessa credibilità con cui discute di VAR: tanta voce, poca sostanza.
