Apriti

di Thomas Morris, traduzione di Martina Testa,
ed. Sur, pp. 192, euro 17.50

La sequenza di racconti di Thomas Morris approda nel mercato italiano con una freschezza non comune. Giovane maestro del genere, il gallese mette in fila cinque storie attualissime, muovendosi tra situazioni di ordinaria quotidianità – una conversazione padre-figlio nel tragitto verso lo stadio, lo scorrere distratto di un ragazzo sulle app di incontri prima di dormire – e altre invece appena ai confini della realtà – come la vicenda di una famiglia di cavallucci marini ritratta in Aberkariad, il vertice virtuoso della raccolta.  Il libro ha molti pregi; per esigenze di spazio, ci limiterà a evidenziarne uno, sostanziale. Morris non teme di sollevare il velo di ipocrisia che attraversa una grande fetta della narrativa contemporanea, spesso incline – per snobismo o rigidità formale – a rimuovere la precarietà economica dal nucleo del racconto.

I personaggi di Apriti sembrano dimostrare di poter essere chi vogliono (vampiri compresi!), ma non poveri. L’esclusione dal “mondo” si realizza in modi svariati e insondabili: la domanda da cui muove il libro si direbbe questa.

L'ECO di San Gabriele
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