AMATI SENZA RISERVE

By carmine arice
Pubblicato il 28 Febbraio 2018

“Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Questo è il primo annuncio offerto dal Vangelo che abbiamo sentito ripetere tante volte durante il tempo di Natale. Guardando quel Bambino, fragile uomo avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, sorge spontanea la domanda: come è possibile questo? Un uomo, nato da donna, in una grotta perché per loro non c’era posto nell’albergo, che ha la pretesa di portare vita in abbondanza! Ma contrariamente a quanto sovente succede tra gli uomini, per i quali le parole rimangono solo parole, per Gesù non è stato così. Alle parole hanno fatto seguito i fatti. E così la vita, quella così desiderata da tutti e in modo particolare da quanti stanno vivendo stagioni difficili della loro esistenza, Gesù ce l’ha donata per davvero. Ma come?

Cari lettori la sofferenza costituisce il caso serio dell’esistenza attorno al quale si gioca qualcosa di decisivo riguardo all’uomo e a Dio, all’immagine dell’uomo e all’immagine di Dio. Per questo è l’argomento più trattato nella Bibbia. E questo cosa ci dice? Una semplice e importantissima verità: a Dio interessa l’uomo che soffre, il suo cuore appassionato batte per colore che sentono la loro vita vuota e senza significato, e magari percepita pure inutile! Se il dolore, qualsiasi sia la sua origine, isola assolutamente – come ricorda il noto filosofo Levinas -, Dio vuole colmare questa solitudine! Non sorprende allora, che ben 727 dei 3779 versetti dei vangeli si riferiscano alla guarigione da malattie fisiche e mentali e al ritorno alla vita di persone morte, 167 i versetti che trattano della vita eterna e ben 31 i riferimenti generici che includono guarigioni. Se a questo aggiungiamo i racconti della passione, possiamo concludere che l’interesse principale dei vangeli è rivolto al tema del dolore, della sofferenza, della morte e, conseguentemente, della cura, delle guarigioni, della salute e della salvezza. Gesù, Figlio di Dio, ha vissuto per i malati e i sofferenti nel corpo e nello spirito e non ha salvato l’umanità ponendosi a lato di essa, evitandone le contraddizioni, bensì condividendole, passando la vita ad asciugare lacrime e portare speranza ai lontani, condividendo la morte con le sue angosce e le sue domande, morendo come un peccatore, tra due malfattori per mostrare fino a che punto Dio ama l’uomo. Sì, il Crocifisso dice la misura dell’amore di Dio, non anzitutto la gravità del peccato e la gratitudine nasce quando sinceramente sappiamo riconoscere ciò che il Signore ha fatto per noi.

La Pasqua del Signore è davvero festa di primavera; la potenza della vita annunciata dal rifiorire della natura, ci ricorda che l’ultima e definitiva parola della storia l’ha pronunciata Cristo Risorto quando, dopo aver sperimentato anche il senso di abbandono del Padre per redimere anche i lontani, ha abbracciato l’umanità di tutti i tempi coprendola con il mantello della sua misericordia. Siamo stati amati senza riserve e senza riserve il Signore vuole donarci gioia e pienezza di vita! Accogliamolo con generosità!

Comments are closed.