Un percorso attraverso i riti, i simboli e i sapori della Pasqua: dalle campane che annunciano la Resurrezione ai piatti della tradizione pastorale, fino ai dolci che celebrano fertilità e rinascita
Il suono festoso e a distesa delle campane sciolte, dopo essere state silenziate il Venerdì Santo, annuncia la resurrezione di Cristo, pane di vita eterna, e anche il ritorno a una dieta senza digiuni intermittenti e fioretti alimentari di mortificazione del corpo volti a rafforzare lo spirito. Gli abruzzesi, nella mattina di Pasqua, si alzano dal letto con una salivazione abbondante perché li attende un ricco, robusto e sfizioso banchetto mattutino, lu sdijune, dove sono immancabili le uova lesse, dall’alto valore nutritivo e simbolico.
Le uova, per secoli, sono state associate al risveglio primaverile, mentre con l’avvento del cristianesimo assurgono a simbolo della rinascita non più della natura, ma dell’essere umano grazie all’immolazione sulla croce e alla resurrezione del Figlio di Dio. Sono decorate con colori brillanti, come quelli della primavera e della luce solare (Cristo Sol Invictus), e di rosso per richiamare il sangue versato durante la passione e la crocifissione.
A pranzo arrivano i piatti della tradizione: il timballo teramano con “pallottine” di carne, uova, formaggio o mozzarella, spinaci, zucchine e carciofi; i ravioli dolci, pasta fresca all’uovo con ripieno di ricotta, tuorli, cannella e scorza di limone; l’agnello, declinato in numerose ricette proprie della civiltà agropastorale. Tra le più apprezzate:
- agnello “brucia lingua”, marinato, infarinato e fritto con aglio e rosmarino, poi sfumato con vino bianco e servito bollente;
- agnello “cace e ove”, rosolato con olio e aglio, sfumato con vino bianco e mantecato con uova sbattute e pecorino stagionato;
- agnello e peperoni, rosolato e sfumato con vino bianco, arricchito con peperoni a listarelle, pomodori pelati, peperoncino, alloro e rosmarino;
- agnello al cotturo, cotto in una pentola di rame con grasso di maiale, peperoncini, alloro, salvia e un bicchiere d’acqua;
- coratella di agnello, preparata rosolando olio, aglio, cipolla e alloro, aggiungendo le interiora (fegato, cuore, polmoni e animelle) dei lattonzoli, spolverate di farina e sfumate con vino Trebbiano e aceto.
Questo è un piatto in cui rivive la storia dei pastori d’Abruzzo, quelli che “vanno pel tratturo al piano quasi per un erbal fiume silente su le vestigia degli antichi padri…” (G. D’Annunzio), perché il periodo pasquale coincideva con il ritorno delle greggi dalla transumanza in terra di Puglia e quindi con la disponibilità di agnelli di un mese.
Alcuni dolci tipici di Pasqua sono legati al calendario e assumono forme che alludono a fertilità e prosperità. Per le bambine: le pupe (diffusione regionale) e la gallina (Civitella Alfedena). Per i bambini: il cavallo, il gallo (Marsica), il castello (Val di Sangro, Alto Vastese e Teramano), l’agnello (Guardiagrele). Dolci per tutti: la pizza di Pasqua, di elaborata preparazione ma dal sapore strepitoso; la pizza di ricotta; il fiadone (diffusione regionale); la pizza di latte (Val di Sangro e Alto Vastese); le scarselle (Pescocostanzo); la pizza pepata (Pescasseroli).
Il tempo di Pasqua ci offre l’opportunità di riflettere sul tempo sacro e su quello ordinario, dedicato al lavoro e al tempo libero. Siamo facilitati nel cogliere il senso profondo della vita dal ritorno della bella stagione e, soprattutto, dal vivere con consapevolezza la memoria della Resurrezione del Signore. Gli abruzzesi, i cui avi per secoli hanno vissuto di pastorizia, sentono particolarmente questa festa, rendendo il massimo onore all’Agnello di Dio, che è anche amorevole Pastore del gregge. Lo testimoniano la forte partecipazione alle funzioni religiose attorno all’altare e l’importanza data ai momenti comunitari attorno a una tavola con i simbolici e gustosi cibi: pane, agnello al forno e di marzapane, uova.
