ZEPPOLE, TAVOLATE E FALò

di Gloria Danesi
Pubblicato il 1 marzo 2015 22:33

La festa di san Giuseppe racchiude devozione, luce, calore e sapori in tavola. Tra le varie specialità culinarie spicca il grosso bignè ripieno di crema pasticcera che solo a vederlo fa venire l’acquolina in bocca In tuo onore e per il nostro piacere. A san Giuseppe, in Abruzzo, luce e calore dai falò, sapori in tavola coronati dalle gustosissime zeppole. Sono proprio queste ultime l’elemento caratterizzante della festa dedicata al padre putativo di Gesù. Le zeppole di san Giuseppe si presentano a forma di grosso bignè, che solo a vederlo fa venire l’acquolina in bocca, con quel ciuffo di gialla crema pasticcera con in cima un delizioso punto rosso formato da una ciliegia/amarena candita o sciroppata. L’acme del piacere si raggiunge quando lo si addenta provocando la fuoriuscita del ripieno composto anch’esso di crema pasticcera.

Vediamo allora come si preparano. Acqua, strutto e sale in una casseruola che viene posta sul fuoco. Poi, ad avvenuta ebollizione, si versa la farina un poco alla volta, mescolando in modo costante fino a quando l’impasto si staccherà dai bordi del recipiente. A raffreddamento avvenuto si aggiungono le uova e si continua a lavorare la pasta. Con le mani oleate si realizzano dei bastoncini che vanno curvati e incrociati all’estremità dando lo

ro la forma di zeppole. Si procede alla frittura in olio bollente (ma è possibile anche la cottura al forno); tolte dalla padella si spolverano con zucchero e cannella. Non resta che procedere alla farcitura con la crema che viene anche utilizzata per la decorazione della sommità e al tocco finale con la posa della ciliegina sulla gustosissima mini torta.

Il 19 marzo, giorno dedicato al santo protettore di poveri e fanciulle nonché dei falegnami, coincide con la fine dell’inverno. è quindi una festa cristiana che si è sovrapposta agli antichi riti pagani di purificazione dei campi. Un tempo tutti i paesi erano in festa, oggigiorno ne sono rimasti ben pochi. La soprintendenza regionale per i beni etnoantropologici ha censito i luoghi dove la tradizione viene mantenuta ancora viva. A Dogliola (Ch) la piccola comunità nella sera del 18 si riunisce in chiesa e alla liturgia ordinaria si aggiunge la benedizione di piccoli panini che il giorno successivo verranno distribuiti ai fedeli. A Casalanguida (Ch), oltre alla liturgia, il 19 si svolge una fiera di merci e animali. Ad Ortona (Ch) solenni celebrazioni liturgiche e processione con il simulacro del santo, tra luminarie e ancora suoni, canti e giochi, fiera del dolce, pesca di beneficenza e fuochi pirotecnici. A Rocca Pia (Aq), dove san Giuseppe è peraltro anche patrono, un tempo venivano accesi fuochi in ogni quartiere, alimentati da frasche di ginepro, intorno ai quali si recitava il rosario e si cantavano motivi sacri. Vi era l’usanza di portare a casa un pezzo di carbone acceso benedetto. Attualmente si accende un grande falò nella piazza principale, richiamo per l’intero circondario. Il piatto della tradizione è cotiche e fagioli, mentre il dolce caratteristico sono le cartellate, pasta frolla con zucchero e miele. Devotissimi del santo gli abitanti di Monteferrante (Ch) che, oltre a mettere in scena una rappresentazione della sacra famiglia, rinnovano ogni anno un’antichissima tradizione viva anche nella Puglia salentina. Le tavole di san Giuseppe: un banchetto con un preciso protocollo che si svolge attualmente presso un ristorante. Sono tredici (il numero dei componenti dell’ultima cena) le pietanze cotte, tra cui pasta al tonno e baccalà, verdure, fave e fagioli. tutti alimenti poveri ma serviti in abbondanza. Coloro che sono impossibilitati a partecipare riceveranno a casa parte del pasto comunitario che in passato veniva offerto da due famiglie benestanti del luogo. A Sulmona (Aq) si svolge la Festa dei fuochi di san Giuseppe. In Piazza Maggiore vengono allestiti stand per gustare zeppole e cucina locale. A San Martino alla Marrucina (Ch) san Giuseppe è particolarmente venerato perché impedì ai francesi, nel 1799, l’invasione della cittadina. Un comitato di giovani, alcuni giorni prima della festa, al suono di un tamburello distribuisce in cambio di offerte il pane di san Giuseppe, piccoli pani profumati con anice e vino benedetti. Il giorno 18 in chiesa viene organizzata dalla congrega, mantellina azzurra e saio bianco, l’Esposizione: una suggestiva cerimonia con fasci di luce che convergono sulla statua del santo. Finita la funzione si tiene il Carro, un’asta di prodotti tipici enogastronomici. Nel mezzogiorno d’Italia i ragazzi nel saltare le ultime fiamme del falò danno addio all’inverno e inneggiano alla primavera al grido: “Evviva san Giuseppe con tutte le zeppole appriesse!”.

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