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lo sport veicolo di integrazione
di Marta Rossi
Pubblicato il 2 giugno 2017 16:37

Secondo una ricerca nazionale i ragazzi per lo più preferiscono giochi di squadra agli sport singoli e 7 ragazzi su 10 sono contrari a squadre di soli italiani, opinione questa condivisa da 9 studenti di origini straniere su 10 Otto ragazzi su dieci praticano sport al di fuori dell’orario scolastico, ma di questi, l’86% è di origine italiana. La percentuale invece scende per i figli di coppie miste e, ancor più, fra i giovani nati all’estero. Sono alcuni dei numeri emersi dalla ricerca Sport e integrazione, condotta su 1200 studenti delle scuole secondarie di primo grado in questo anno scolastico dal Consiglio Nazionale delle Ricerche – Irpps. Un dato positivo però c’è: seppur ancora poco diffuso fuori dalla scuola, lo sport è veicolo di integrazione.

Innanzitutto, i ragazzi per lo più preferiscono giochi di squadra agli sport singoli: la metà dei ragazzi predilige sport dove si gioca insieme e calcio e la pallacanestro raggiungono la stessa preferenza del 21%. Si gioca per divertimento e per socializzare, non  per vincere e il 95% degli intervistati ha dichiarato entusiasmo quando si parla di pratica sportiva.

Se poi la si fa insieme, qualunque sia la provenienza, è ancora meglio: 7 ragazzi su 10 sono contrari a squadre di soli italiani, opinione questa condivisa da 9 studenti di origini straniere su 10. Tra bambini e adolescenti, in Italia, ci sono 10milioni di ragazzi che frequentano la scuola: di questi, il 10% è nato da genitori non italiani (nelle scuole ce ne sono 814mila).

“Lo sport riscuote grande consenso ed entusiasmo: il 95% dei ragazzi ha attribuito un punteggio superiore a 8 su 10. Le motivazioni sono diverse: piacere e divertimento, oltre che l’opportunità di socializzare e stare bene in salute. La metà dei ragazzi predilige sport di squadra e calcio e la pallacanestro raggiungono la stessa preferenza del 21%”, spiega Adele Menniti del Cnr-Irpps, coordinatrice della ricerca. “Il numero di amici su cui si può contare è uno degli indicatori di integrazione e, tra gli stranieri, ne ha più di cinque il 29% di chi non pratica sport mentre la percentuale arriva al 51% tra quelli che svolgono attività sportiva. Un evidente quanto utile fattore di integrazione, quindi gli studenti con genitori italiani si dividono quasi a metà fra chi indica nella propria cerchia solo amici italiani e chi sia italiani sia stranieri, mentre appena l’8% dei ragazzi con background migratorio dichiara di avere esclusivamente amici di origine straniera”. Questo è dimostrato da un altro dato emerso dalla ricerca: alla domanda se qualcuno degli amici li avesse mai presi in giro e per quale motivo, quasi la metà (il 47%) ha risposto che è successo per motivi di bravura in campo, il 28% perché erano di statura più piccola o più grande, il 25% perché con le loro azioni in campo avevano fatto perdere la squadra e solo il 7% per motivi di origini diverse o (il 2%) perché non parlava correttamente la lingua italiana.

L’unico dato dissonante riguarda il tifo: l’11% degli studenti è “molto d’accordo” sul fatto che, per sostenere la propria squadra del cuore si possa arrivare ad azioni violente, il 35% è “d’accordo” e la maggioranza, seppur esigua, è contraria a ogni gesto di tifo violento.

“I principi fondanti dello sport appaiono ben radicati nella strutturazione pur incompleta del sistema di valori dei giovani. Tuttavia le esperienze, gli atteggiamenti e i comportamenti risentono di altre importanti dimensioni come il genere, il background migratorio e lo status economico”, conclude la ricercatrice. Il problema resta l’accesso alle attività sportive extra scolastiche, e se come dimostra la ricerca giocare insieme è un veicolo di integrazione migliore di qualunque altra pratica, la palla passa alle politiche sociali che devono promuovere la cultura dello sport soprattutto in quelle zone del nostro paese dove non c’è possibilità di accesso.

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