SOS GENITORI

quale riflessione dalla tragedia di Lavagna?
di Gino Consorti
Pubblicato il 2 marzo 2017 23:17

Il dibattito è annoso e molto variegato: genitori moderni o all’antica? severi o permissivi? In attesa di risposte più o meno convincenti e da ricercare chissà dove, come sempre l’insegnamento più giusto ci arriva da Gesù…

Quale tormento più grande può avere una madre il cui gesto disperato d’aiuto ha causato il suicidio del suo amato figlio sedicenne? La vicenda accaduta qualche settimana fa a Lavagna, un comune di quasi tredicimila anime della provincia di Genova, ha segnato nel profondo l’Italia tutta. Una giovane vita spezzata e il supplizio interiore di una madre che temendo che suo figlio finisse nel tunnel della droga ha chiesto aiuto alla Guardia di Finanza. Il ragazzo, trovato precedentemente in possesso di una decina di grammi di hashish, tornando a casa dopo la scuola ha visto gli agenti impegnati in una perquisizione. A quel punto ha posto fine alla sua giovane esistenza gettandosi dal terzo piano…

Una storia che stringe il cuore e che non dovrebbe permettere a nessuno di esprimere giudizi, impartire lezioni o ancora peggio cavalcare la vicenda per strumentalizzazioni di carattere politico-sociale. Il cuore dell’uomo, infatti, come ci ricorda la Bibbia, lo conosce soltanto Dio e solo lui, quindi, sa cosa si nascondeva nei due gesti disperati.

Nel rispetto assoluto di questa vicenda, però, non può essere tenuta in disparte una riflessione sul complesso per non dire quasi insormontabile ruolo di genitore, davanti al quale lo stesso padre della psicoanalisi, Sigmund  Freud, aveva alzato le mani definendolo un mestiere che si fonda sull’impossibilità… Si sa, essere genitori è un dono e proprio attraverso i genitori il bambino pian piano si rende conto della sua importanza sociale e del suo essere persona. Tutto il mondo porta la firma dell’Onnipotente, ma solo l’animale-uomo è capace di sorridere. Un sorriso che illumina ogni famiglia sin dai primi minuti di una nuova vita. Pian piano, però, quella magica condivisione di amore e complicità familiare rischia di mutare con la fine di quello che potrebbe essere definito “l’apprendistato” dei nostri figli. Quando cioè raggiunta l’età adolescenziale il dialogo inizia a farsi più difficile facendo mutare, ai loro occhi, l’affetto e l’attenzione in un’autorità quasi opprimente… Ed ecco, allora, che tutto si complica e magari quei tanti sì ricevuti in famiglia, nella realtà quotidiana si trasformano, ahinoi, in ostacoli, alcuni dei quali appaiono assolutamente invalicabili. Le difficoltà sono lì e non si spostano, a differenza di quanto capitava in famiglia con i genitori – nessuno escluso o quasi – sempre pronti sospingerle via…

La colpa, dunque, sta tutta nei tanti e troppi sì? Ma è certo che chi non li concede oppure li centillina si troverà la strada spianata? Sull’importanza e sui limiti delle regole come strumenti di crescita si sono consumati fiumi d’inchiostro, migliaia e migliaia di ore in dibattiti, conferenze e ricerche. Pro e contro hanno da sempre animato un disputa che affonda le radici nella notte dei tempi: genitori moderni o all’antica? severi o permissivi? Sarebbe facile, chiedendo aiuto ad esempio ad Aristotele, rispondere in medio stat virtus. Già, ma è più facile possedere la virtù oppure trovare la via di mezzo? E ancora: chi ci dice dove finisce la via di mezzo e dove invece inizia la non virtù?

In attesa allora di risposte più o meno convincenti e da ricercare chissà dove, come sempre l’insegnamento più giusto ci arriva da Gesù che, come nel bellissimo episodio dei due discepoli di Emmaus, si guarda bene dal fare sermoni noiosi e interminabili. Certo, fa notare la verità dei fatti – i profeti avevano previsto le sofferenze e le glorie di Cristo – ma non cerca in nessun modo di farli tornare indietro, bensì li affianca e cammina con loro, senza ricorrere alla sua autorità. Nessuna lezione, nessuna richiesta, però li interroga, fa domande e pian piano suscita il loro interesse. In poche parole fa ardere il loro cuore. Forse i nostri ragazzi, come i discepoli di Emmaus, cercano proprio questo, non vogliono sentirsi obbligati ma liberi di compiere le loro scelte. E probabilmente torneranno a spezzare e a condividere il pane insieme a noi…

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