Quel despota di un telefonino!

di Ciro Benedettini
Pubblicato il 28 febbraio 2018 11:38

Utile, indispensabile, ma rischia di spegnere  il gusto della  convivialità, la gioia  di incontrare l’altro  in carne e ossa,  il piacere di conversare. Lo possediamo  o ci possiede?

Cellulari, telefonini, smart-phones: utilissimi, forse indispensabili. In una scatoletta di pochi grammi contengono, a portata di tastiera, (quasi) tutto il nostro mondo e ti collegano al mondo degli altri. Accompagnano i momenti della nostra giornata e permettono di organizzare ogni aspetto della nostra vita: lavoro, amicizie, svago e, perché no? anche la preghiera. Spesso sono proprio i genitori a regalare ai figli il primo cellulare che permette loro di soddisfare il bisogno di rimanere sempre in contatto con i figli, quasi fosse un “guinzaglio” elettronico. Pochi strumenti tecnologici hanno avuto un così rapido successo come i cellulari divenuti quasi “un prolungamento dei propri organi di senso e delle opportunità comunicative”, una sorta – dicono gli esperti – di protesi psico-tecnica. Sono onnipresenti e sempre bene in vista perché l’uso, soprattutto da parte dei giovani, è abituale. In media gli adolescenti terrebbero acceso il telefonino almeno 10 ore al giorno. E anche la notte non darebbe tregua perché che se ci si sveglia si controlla subito il telefonino.E qui cominciano i problemi. E sono molti. I medici parlano di una nuova malattia sociale, la “telefonino-dipendenza”, ribattezzata “nomofobia”, cioè “fobia”, vale a dire paura, terrore di rimanere disconnessi, senza cellulare, senza telefono mobile, no-mo(bile).Questo timore di rimanere offline è tipico degli adolescenti e dei giovani, ma sempre più attanaglia anche gli adulti. Negli Stati Uniti avrebbe contagiato, in varie forme, già i due terzi degli uomini (è una malattia prevalentemente maschile). Lo coccoliamo chiamandolo con un diminutivo/vezzeggiativo, telefonino, ma è un gran despota il cellulare. è la persona a possedere il telefonino o il telefonino a possedere la persona?L’abuso del telefonino rischia di compromettere la qualità dei rapporti interpersonali. La gente conversa sempre meno, parla attraverso il cellulare, anzi sembra che parli con il cellulare. Il telefonino rischia di ridurre la gioia di incontrare l’altro in carne ossa, il piacere di intrecciare discorsi, scambiare opinioni, discutere. Rischia di far perdere interesse al bello dell’intrattenimento, al gusto della convivialità.Persone in gruppo sembrano unite più dal cellulare in mano, cui vanno tutte le attenzioni, che dall’interazione tra di loro. Langue la conversazione a tavola, dove il valore di mangiare insieme dovrebbe essere dato soprattutto dalla convivialità, il parlare, lo scambio di idee, informazioni: il telefonino è sul tavolo o tra le mani sempre pronto all’uso, come se fosse l’ospite principale o la pietanza più appetibile. I genitori hanno un bel proibire l’uso del telefonino a tavola…Il pericolo – dicono gli esperti – è che la comunicazione via cellulare prenda il sopravvento su quella reale e finisca per diventarne il sostituto, facendo credere che sia quella la vera comunicazione e non quella più impegnativa, ma infine arricchente, del rapporto interpersonale che ha nel corpo il mezzo di contatto.La tecnologia del cellulare ha trasformato un po’ tutto il modo di pensare e agire. L’uso massiccio di SMS, messaggini, sigle, emoticon ha impoverito la lingua parlata dagli adolescenti. I giovani, e non solo loro, si vantano del numero di “followers”, “amici”, “mi piace” che mietono sui Social, da gente per lo più sconosciuta o comunque “incontrata” solo per via elettronica ma nello stesso tempo non sanno o non se la sentono di incontrare e dialogare con le persone della porta accanto. Lo smartphone avvicina (elettronicamente) i lontani e allontana i vicini con i quali si è incapaci di avere un vero rapporto interpersonale. Si dice che è un problema che riguarda gli adolescenti e i giovani. In realtà sono spesso gli adulti a dare il cattivo esempio.

E poiché ci troviamo in tempo di quaresima non farebbe male un po’ di astinenza anche dal telefonino. infatti vale più una stretta di mano, un abbraccio, un bacio, un ciao, una passeggiata, due chiacchiere insieme che mille followers o amici o placet “elettronici” sui Social.

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