Pak Doo Ik, la Spagna e Shakespeare

di Fabrizio Cerri
Pubblicato il 8 novembre 2017 14:54

Come fosse l’ombra di Banco dello scespiriano Macbeth, la Spagna continua a terrorizzare – per gioco, risultati e assetto tecnico-tattico – personaggi e interpreti della commedia calcistica italiana. Dopo l’inequivocabile 3-0 patito a Madrid, gli azzurri non sembrano infatti capaci di affrancarsi da una situazione di involuzione, crisi di identità, mancanza totale di prospettive quale quella emersa nel pareggio con la Macedonia e che per certi aspetti ha ricordato ai più anziani gli infelici tempi legati alla Corea di Pak Doo Ik, il dentista (e forse era solo un odontotecnico) che inflisse una delle più amare e leggendarie – in senso ahimè negativo – pagine del calcio italiano. Allora, nel 1966, la responsabilità di quel disastro (sportivo) fu attribuita a Edmondo Fabbri, che aveva raccolto l’eredità di una gestione di vertice che scontava peccati pregressi: l’eliminazione al primo turno ai Mondiali di Svizzera 1954; la mancata qualificazione alla fase finale del mondiale 1958; i polemici risvolti seguiti al rovescio del 1962. Dal “Middlesbrough” del 1966 tuttavia l’Italia calcistica seppe rialzarsi abbastanza bene tanto che ai Mondiali di quattro anni dopo giunse alla finale, anche questa zeppa, a posteriori, di polemiche per la netta sconfitta dell’Azteca dopo che aveva un po’ illuso tutti per aver eliminato in semifinale la Germania di Beckenbauer.

Ma ora? Non ci sono, apparentemente, stati di confusione, anche se onestà vuole che si dica che il calcio italiano (italiano, ribadiamo, non quello di campionato) non gode di splendida salute. Come sostiene il presidente del settore tecnico della Federcalcio, Gianni Rivera, che tuttavia si schiera a difesa dell’attuale commissario tecnico Ventura: “È un buon allenatore, è una persona seria. Lavora sul materiale che ha a disposizione”. Il punto è proprio questo: che “materiale” ha a disposizione il commissario tecnico? Tanto per esemplificare: quanto varrebbe il Napoli senza Mertens e Koulibaly,  Ghoulam e Hysay, Hamsik e Milik? O la Roma senza Perotti, Dzeko, Strootman e Kolarov? Per non parlare della Juve “dybaladipendente”…

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