“Non fatevi rubare la speranza”

editoriale
di Ciro Benedettini
Pubblicato il 31 marzo 2017 11:59

Archimede, il grande matematico del secondo secolo prima di Cristo, diceva: Datemi una leva, un punto di appoggio e solleverò il mondo… Si riferiva al mondo fisico. Ma c’è una leva anche per le realtà spirituali, immateriali, che poi sono quelle che muovono tutto? C’è un saldo punto di appoggio che consente di travalicare difficoltà e ostacoli e conseguire risultati nobili e gratificanti e comunque tali da dare un senso alle nostre lotte e fatiche?

C’è. E questa leva o punto di appoggio è la speranza. Può sembrare una leva debole e fragile, un punto di appoggio inconsistente ed evanescente come un sogno e invece, se autentica, la speranza è l’unica “leva” che ci permette di investire sul futuro, che equipaggia alla lotta per conseguire ciò che è bello, utile, necessario, anche se arduo e, di ostacolo in ostacolo, di tappa in tappa, fa progredire fino al traguardo. La speranza è la forza della vita, ci fa vedere i cambiamenti come una sfida e un’opportunità, piuttosto che come una minaccia; rende perseveranti nell’impresa, nonostante sconfitte e frustrazioni. Per il cristiano la speranza è una virtù teologale, dono di Dio, che s’innesta, tuttavia, sulla speranza naturale.

Perché parlo di speranza? Innanzitutto perché recenti rapporti sociologici descrivono gli italiani “a corto” di speranza (non oso dire “disperati”). Il 50° rapporto Censis parla di un’Italia bloccata, ripiegata su se stessa, un paese che vive di rendita, sfruttando le ricchezze del passato, incapace di investire sul futuro, dove i giovani sono sempre più poveri. Un Paese che siede su una montagna di risparmi privati, 114 miliardi di Euro di liquidità, ma non li spende per paura.

L’indagine Politic App della SWG titola: italiani “tra delusione, rabbia, tristezza e il bisogno di avere una speranza”. “Insoddisfazione e sconforto per un Paese che non riesce a uscire dalle secche della crisi economica”. Rabbia e frustrazione non derivano solo dalla cattiva situazione economica, ma da una crisi di valori. Infatti, rispondendo alla domanda “quali sono i valori più importanti”, la maggioranza degli italiani pone al primo posto: l’onestà (il 61%). La salute è soltanto seconda (50%) e terza la famiglia (48). Notate: l’onestà, prima della salute!

Il deficit di speranza trova una conferma nel drastico calo delle nascite in Italia (vedi articolo pag.16) per il quinto anno consecutivo. Sì, c’è mancanza di lavoro e di prospettive per i giovani, ma la denatalità denota soprattutto sfiducia nel futuro e crisi di speranza. L’Italia invecchia, la popolazione diminuisce nonostante l’arrivo degli emigrati. Qualcuno azzarda: l’Italia muore.

Parlo di speranza soprattutto perché è ormai Pasqua, la solennità cristiana che è radice, fondamento e garanzia della speranza. La Pasqua fa rivivere il mistero pasquale, passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo. La passione e morte di Gesù in croce, mostra la realizzazione di quello che Gesù aveva detto ai discepoli: “Non c’è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). La morte in croce è la prova umanamente più credibile e convincente dell’amore di Dio per l’umanità. Un amore totale, che commuove fino alle lacrime: ma vale la pena dare la vita se tutto finisce con la morte, se il destino dell’amore è il chiuso di una tomba? La risposta: Cristo è risorto, è ritornato in vita. è la prova che l’amore, il dono di sé, non è inutile, non è mai sprecato, e improduttivo, nonostante le apparenze. L’amore è sempre fecondo e produttore di vita. è la garanzia assoluta della speranza cristiana, che diventa certezza della vittoria del bene.

La speranza cristiana illumina ogni aspetto della vita nel suo cammino verso il futuro, rinsalda e fa da traino anche alla speranza semplicemente naturale. E allora verrebbe voglia di gridare ai giovani: buttatevi, osate, non state a gingillarvi ore e ore con lo smartphone, aspettando la manna dal cielo. Azionate la leva della speranza, “sollevate” il mondo. Papa Francesco incita: Giovani, non fatevi rubare la speranza, sognate! Quanti scantinati sono diventati quartieri generali di floride industrie globali? “Dio lo vuole” e vi dà una mano.

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