NESSUNA ZONA AL RIPARO DAL RISCHIO TERREMOTO

seconda parte dell’intervista ad Antonio Piersanti
di Gino Consorti
Pubblicato il 31 marzo 2017 12:10

 

“La diga di Campotosto? Mi sento di essere ottimista – spiega l’esperto dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcalonogia – vista la validità e la scrupolosità con cui vengono realizzate nel nostro paese… Il Radon è uno dei potenziali precursori sismici, ma non è l’unico, di conseguenza vanno studiati anche gli altri. L’Oms ritiene questo gas la seconda causa di cancro al polmone dopo il fumo di sigarette…”

 

Come annunciato nell’articolo di marzo, proponiamo in questo numero il seguito della lunga, e speriamo interessante, intervista con Antonio Piersanti, stimato scienziato dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, già direttore della sezione di Sismologia Tettonofisica e grande esperto e studioso del gas Radon. Nel tempo intercorso tra le due uscite del nostro mensile, purtroppo il “ventre” di alcuni territori non ha smesso di brontolare… Ecco, allora, che le argomentazioni del nostro esperto meritano di essere seguite con grande attenzione.

Le scosse che continuano ad avvertirsi nei “soliti” territori appartengono al cosiddetto sciame sismico?

Siamo all’interno di una sequenza sismica. Ormai il termine sciame ha avuto una diffusione giornalistica maggiore, a livello mediatico è un termine che piace più di sequenza… Se vogliamo però essere un po’ più rigorosi diciamo che si parla di sciame sismico quando in un’area si ha una serie di terremoti in cui non è chiaramente definito l’evento principale. Nell’area di cui parliamo, invece, gli eventi principali sono ben chiari, il 6.0 del 24 agosto e il 6.5 del 30 ottobre rappresentano una classica sequenza sismica che continua tuttora con decine di terremoti ogni giorno. E ovviamente non sappiamo quando finirà.

Come definire l’attuale attività sismica?

È quella di una sequenza ancora pienamente attiva. Ovviamente parliamo di una popolazione “sensibilizzata” quindi si avvertono con preoccupazione anche scosse intorno al 2.5 che magari prima venivano ignorate. Noi, comunque, continuiamo a monitorare le aree con la massima attenzione e con una strumentazione top a livello mondiale.

Quando si genera un evento sismico siete in grado di sapere come si evolverà in senso temporale e spaziale?

La risposta della comunità scientifica è no. Si possono fare delle ipotesi ma non prevedere con certezza, la scienza non ha mai una precisione assoluta, in particolare la sismologia che deve andare a studiare cose che ci sono nascoste a decine di chilometri di profondità… Nel caso della prima scossa ad Amatrice non potevamo sapere quanto estesa sarebbe diventata la sequenza, ma certamente sapevamo che esistevano strutture che potenzialmente potevano dare altri terremoti importanti nelle zone dove poi si sono verificati. Ripeto, noi sappiamo quali sono le zone dove con maggiore possibilità possono dare eventi sismici ma non sappiamo se li darà in quel momento. Una volta che c’è un inizio di una sequenza non possiamo sapere se si evolverà in quella direzione piuttosto che in un’altra.

C’è una regione più a rischio tra quelle interessate dal sisma in questi ultimi anni?

L’Italia purtroppo è un paese in generale ad alta pericolosità sismica. È molto importante che la popolazione capisca questo concetto: non ci sono zone dove è impossibile che accadano forti eventi sismici. Quando parliamo di zone a più alta pericolosità intendiamo zone dove è più probabile, e in Italia sono quelle dell’Appennino Centro-Meridionale, l’Arco calabro, la Sicilia orientale, il Friuli e le Alpi orientali. Queste sono le zone a pericolosità sismica massima che hanno generato i più forti terremoti e con maggiore frequenza nella storia italiana. Come però ha dimostrato il terremoto del 2012 nella pianura padana è bene ribadire che non esistono zone in Italia dove è impossibile che avvengano scosse forti.

Nel teramano e quindi nei dintorni del Gran Sasso esistono delle cosiddette faglie dormienti?

Non esiste un’area appenninica o pede appenninica in cui non ci sia un’alta concentrazione di faglie potenzialmente attive.

Cosa può dirci della zona di Campotosto e della diga?

Sappiamo che la zona di Campotosto è al margine meridionale dell’area attualmente interessata e a quello settentrionale dell’area colpita dalla sequenza sismica del 2009. Non è un segreto per nessuno, quindi, che queste aree hanno una probabilità di accadimento di forti terremoti maggiore di altre aree che non sono state interessate di recente da forti eventi sismici vicini. Questo però – sia chiaro – non significa assolutamente che in quelle zone si debba sicuramente verificare un evento sismico più o meno forte. A mio avviso, pertanto, l’area di Campotosto non è sostanzialmente differente dalle altre aree adiacenti l’attuale sequenza sismica. Ovviamente, purtroppo, le persone devono essere consapevoli – ma questa è la normalità dell’Italia – che potrebbe verificarsi un evento di magnitudo 5-5.5 o anche superiore. Tenendo bene in mente, però, che più andiamo in alto con la magnitudo e più tali eventi sono rari. Per quanto invece concerne la diga, al di là dell’eventuale effetto Vajont che è stato impropriamente utilizzato tempo fa, bisogna ricordare che la stessa catastrofe del Vajont ha dimostrato come l’Italia sappia ben costruire le dighe. Quella catastrofe, infatti, non causò comunque danni alla diga che resistette interamente. Nel caso di un terremoto, quindi, quello che importa è la sicurezza diga e in questa direzione, appunto, mi sento di essere ottimista vista la validità e la scrupolosità con cui vengono realizzate nel nostro paese.

Se lei, uomo di scienza, vivesse nella vallata a ridosso di Campotosto, come si comporterebbe? Si metterebbe lo zaino in spalla…?

Lo zaino in spalla e quindi l’idea di abbandonare è una decisione personale che logicamente riguarda ogni singolo cittadino, dopo aver valutato diverse cose: la famiglia, il lavoro, la sicurezza della sua abitazione, eccetera. La cosa che invece sicuramente farei è la messa in sicurezza della mia casa. Preferibilmente con l’aiuto e l’intervento delle istituzioni, ma se ciò dovesse mancare comunque mi accerterei sul grado di resistenza della mia abitazione e nel caso non venga ritenuto sufficiente mi attiverei per migliorarlo.

Parliamo però di una spesa economica importante…

Esiste un range di interventi che anche con un impegno finanziario limitato riesce a migliorare di molto il comportamento dell’abitazione durante un evento sismico. In mezzo ai due estremi, infatti, e cioè la casa che si sbriciola e quella che non subisce neanche una crepa, c’è un’intera gamma di variabilità. La cosa importante è che la casa non ci uccida quando c’è il terremoto.

Una costruzione realizzata osservando tutte le disposizioni di sicurezza che tipo di terremoto può resistere?

Diciamo che è assolutamente possibile a livello tecnico, cioè partendo dal progetto, realizzare costruzioni che resistano a magnitudo 8 e anche superiori. Dopodiché bisognerebbe tradurla in una realtà di fatto.

Ma è la magnitudo che fa collassare gli edifici oppure lo scuotimento generato dal terremoto?

Naturalmente l’agente primario è l’entità dell’oscillazione e in particolare se vogliamo scendere nel tecnico è l’accelerazione fornita da questa oscillazione. L’entità di questa accelerazione è legata innanzitutto alla quantità di energia liberata. Ma non è l’unica. Infatti è estremamente importante anche come questa energia viene liberata e cosa c’è sotto la struttura di cui stiamo parlando.

Intende oltre le fondamenta?

Sì. Per capirci, il terreno che va da pochi metri a qualche decina di metri sotto terra può amplificare o smorzare l’entità delle onde sismiche che poi vengono risentite dalla struttura. Sono quelli che si chiamano effetti di sito e che vengono studiati e utilizzati a fini di costruzione.

E cosa può amplificare o smorzare l’entità delle onde sismiche?

La natura del terreno sottostante fa la differenza. Più il terreno è compatto e quindi roccioso più in qualche modo trasmette l’energia con accelerazioni minori. Quindi se vogliamo usare un termine scientificamente non particolarmente esatto diciamo che smorza le sollecitazioni che poi subisce l’edificio.

Il tufo, invece, che proprietà ha?

È una roccia ma è meno compatta, sicuramente smorza più della sabbia ma meno del granito tanto per capirci. Viceversa più il terreno è poco compatto e più l’energia si trasforma in accelerazioni ingenti e quindi in sollecitazioni forti.

Quindi paradossalmente le abitazioni costruite in zone di mare potrebbero favorire le accelerazioni?

Non sono tanto le zone di mare a preoccupare, anche perché sotto un metro o due metri di sabbia potrebbe esserci benissimo una roccia ad alta compattezza granitica, bensì le zone alluvionali, cioè le pianure alluvionali quelle formate dallo scorrere dei fiumi. Oppure – cosa che ad esempio riguarda da vicino il territorio di Roma – le zone di riporto, dove è stato depositato del materiale non compattato e successivamente costruito sopra. Queste zone sono particolarmente capaci di amplificare le onde sismiche.

Ritiene realistico un programma nazionale di messa in sicurezza del patrimonio abitativo?

Lo ritengo sicuramente realistico. A mio avviso dovrebbe essere pianificato e poi messo in atto senza avere dogmi. Né in un senso e né nell’altro. Ad esempio credo che il motto “ricostruiamo tutto esattamente come era”, senza se e senza ma, non contenga il massimo della rigorosità scientifica. È chiaro che bisogna tenere in massimo conto quelle che sono le esigenze venute dalla tradizione storica e quindi dalla antropologia delle popolazioni che abitano determinate zone, ma queste necessità vanno coniugate con eventuali accorgimenti che magari possono avere un impatto limitato.

è favorevole all’introduzione dell’assicurazione obbligatoria delle abitazioni?

Sì. Sono fortemente favorevole a questa cosa, credo si debba prendere atto del fatto che non si possono ottenere risultati veramente di alto livello senza una responsabilizzazione diretta di tutti gli attori che partecipano poi al risultato finale. Per cui lo Stato e le autorità pubbliche sono una parte importante, ma altrettanto importante è il cittadino proprietario della casa. Secondo me tutti devono essere corresponsabili.

Se le nomino il gas Radon cosa mi risponde?

Il Radon è un argomento scientifico molto ma molto promettente. Io me ne occupo direttamente facendo ricerca da anni. Abbiamo elementi scientificamente molto forti per ritenere che ci sia una correlazione tra come viene emessa l’energia sismica, sto parlando nell’arco dei decenni e dei secoli, e le serie temporali delle emissioni di Radon. Abbiamo avuto conferme di questa cosa anche nella sequenza di cui stiamo parlando, però questo non significa che oggi si possa utilizzare il Radon per prevedere un terremoto.

Quindi chiunque oggi dica che attraverso lo studio del Radon sia possibile prevedere un terremoto afferma un falso scientifico?

La comunità scientifica ha importanti indizi scientifici sul fatto che il Radon potrà essere utilizzato, in futuro, per la previsione dei terremoti. Come concretamente farlo, però, al momento non si sa… Inoltre il Radon è uno dei potenziali precursori sismici, ma non è l’unico, di conseguenza vanno studiati anche gli altri.

Ad esempio?

Lo studio degli acquiferi, cioè delle sorgenti e dei pozzi, sia in termini fisici che in termini chimici. E ancora lo studio dei precursori elettromagnetici che sostanzialmente in qualche modo sarebbero il transfer di qualcosa che avviene poco prima del momento della frattura nella roccia e che si riflette in trasmissioni di segnali elettromagnetici attraverso l’atmosfera. Tutti questi elementi potenzialmente sono importanti, di tutti abbiamo buoni indizi che potranno essere importanti ma per ora nessuno di questi può essere utilizzabile concretamente per fare previsioni. Dobbiamo intensificare la ricerca su queste cose.

Chi afferma allora altre cose sul Radon è scientificamente credibile?

No, non è credibile. Io sono il primo a essere interessato a uno sviluppo in quella direzione, ma al momento la realtà è questa.

Il Radon si sprigiona comunque nell’atmosfera al di là dei terremoti?

Assolutamente si. Il Radon secondo me andrebbe studiato con risorse superiori di quelle attuali. L’Organizzazione mondiale della sanità, e quindi non Antonio Piersanti oppure la comunità scientifica, ritiene il Radon la seconda causa di cancro al polmone dopo il fumo di sigarette. In più l’azione di questo gas, al contrario delle sigarette, è orizzontale, cioè è dappertutto. In alcune zone in quantità veramente trascurabile in altre, invece, in maniera pericolosa. Ogni anno nel mondo verosimilmente ci sono decine di migliaia di morti a causa della Radon, però il tutto seguita a essere tenuto in scarsa considerazione rispetto alle morti causate dal fumo.

Voi, quindi, avete una mappa delle zone italiane più o meno esposte al rischio Radon…

Certo.

Può fornirci i dati di qualche regione? Ovviamente, è bene ricordarlo, parliamo degli effetti del Radon sulla salute e non nella ricerca sulla previsione di terremoti…

Uno studio sistematico ed estensivo è stato fatto in Italia solo negli anni 80. Noi sappiamo che i risultati di questo studio probabilmente hanno dato una buona approssimazione ma andrebbero sicuramente migliorati. Sono campagne nazionali che avvengono su impulso di grandi organismi, come può essere ad esempio la Comunità Europea. Sono anni che si parla di una nuova normativa europea sulla Radon però a oggi non si è ancora avuta alcuna notizia… Da scienziato le posso dire che anche a livello di effetti sulla salute sarebbe necessario un impulso forte per una campagna nazionale per ridefinire esattamente qual è il livello medio di Radon nelle abitazioni italiane. Che in questo momento è conosciuto con errori inaccettabili, con un’approssimazione troppo bassa per essere veramente utile.

Scusi se insisto, ma quali sono le regioni con le percentuali più alte di Radon?

Ad esempio il Lazio è una regione dall’alto contenuto medio di Radon. Nel suo Abruzzo, invece, mediamente è piuttosto basso però non si possono escludere realtà con valori diversi.

Da cosa è prodotto il Radon?

Dal decadimento dell’uranio. In natura esistono due soli decadimenti, quello dell’uranio e quello del torio. Come sappiamo nella crosta terrestre c’è molto uranio quindi nella sua catena di decadimento produce Radon.

A cosa è dovuta la differenza di produzione tra le varie regioni d’Italia?

Tutto dipende da quello che si trova nelle decine di metri immediatamente sotto la superficie. Zone che hanno avuto ad esempio in un passato geologico, quindi parliamo anche di milioni di anni fa, un’intensa attività vulcanica. In pratica quelle zone hanno riportato in superficie del materiale che viene dal profondo del mantello, da centinaia di chilometri di profondità sotto la superficie. Quel materiale è ricco di uranio e quelle zone, pertanto, emettono Radon con particolare intensità. Il Lazio, ad esempio, ha avuto l’attività vulcanica dei Colli Albani, il materiale eruttato era particolarmente ricco di uranio ed è per questo che mediamente nel Lazio si registra una particolare percentuale di Radon. Anche la Campania e la Sicilia sono delle zone potenzialmente ad alto rischio Radon. C’è da tenere presente, comunque, che l’attività vulcanica va riportata indietro di milioni di anni quindi probabilmente potrebbero esserci anche delle zone dove attualmente non ci sono vulcani ma che esistevano invece milioni di anni fa…

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