MADONNA DELLA CANDELARIA

UN MONDO DI SANTUARI
di Domenico Lanci
Pubblicato il 2 gennaio 2016 14:00

Nell’immaginario collettivo, quando si dice Canarie si pensa subito, per associazione di idee, a vacanze o a turismo. Ed è giusto. Perché le isole che formano quello stato sono località di tale bellezza naturale da essere ambite da turisti di tutto il mondo. Non per nulla, la risorsa più consistente deriva dall’industria del turismo. È un arcipelago composto da sette isole che come perle galleggianti nell’oceano Atlantico si situano di fronte alla costa occidentale dell’Africa. Perfino quel notissimo uccellino che col suo canto e la sua vivacità allieta tante abitazioni, porta il nome di canarino perché proviene dalle Canarie.

Le isole sono di origine vulcanica e risalgono, secondo alcuni studiosi, a circa 30 milioni di anni fa. Nella letteratura greca, ne parla Platone, rifacendosi ad un mito secondo cui al di là delle colonne d’Ercole esisteva Atlantide, una località famosa per ricchezze favolose. Di qui, la credenza di considerare quelle terre isole fortunate. Si chiamano: Palma, Gomera, Tenerife, Gran Canaria, Fuerteventura, Lanza-rote, Hierro. I primi abitatori dell’arcipelago sono stati i Guanci che risalgono al 200 a.C. Questi, secondo gli antropologi, vivevano essenzialmente di agricoltura, di pastorizia e di caccia. Le loro abitazioni erano ricavate in caverne e seppellivano con molta attenzione i loro morti utilizzando un processo di inumazione simile a quello che gli antichi egizi riservavano ai faraoni. Diverse mummie di guanches sono state trovate presso Candelaria, la città dove si trova il santuario di cui parlo in questo servizio.

Gli europei, spinti dalla bramosia di allargare il dominio, fecero a gara per colonizzare l’arcipelago. All’inizio del quattrocento giunsero i normanni. In seguito, gli spagnoli. Fu un periodo segnato da continue lotte e massacri. Gli aborigeni vennero fatti prigionieri e venduti come schiavi. I pochi sopravvissuti erano coloro che si erano adattati alla cultura degli invasori.

La situazione politica in questi ultimi decenni è cambiata. Dal 1982, l’arcipelago (1.640.000 abitanti) costituisce una regione autonoma della Spagna. La religione dominante è il cattolicesimo.

Fatta questa premessa, passo subito a parlare del santuario Madonna della Candelaria che si trova a Tenerife, l’isola più grande e cosmopolita. Il titolo con cui i devoti venerano la Vergine significa Candelora. La statua raffigura la Ma-donna che col braccio destro mantiene il bambino Gesù e con la mano sinistra regge una candela accesa. Secondo un’antica tradizione, all’origine del santuario si colloca un racconto avvincente e insieme intricato. Nel 1392, qualche decennio prima dell’arrivo degli spagnoli, due pastori guanci di Tenerife camminando lungo la spiaggia nei pressi di Chimisay, l’attuale Güímar, scorsero sopra una roccia una strana immagine. Incuriositi, i due aborigeni la presero e la portarono con sé. Poi, osservandola attentamente, ebbero il sospetto di trovarsi di fronte a uno spirito maligno. Solo dopo l’arrivo degli spagnoli si convinsero che quella immagine era come un segno di Dio. Presto edificarono in suo onore un santuario, meta di pellegrinaggi.

Intorno a esso col passare degli anni, si sviluppò un centro abitato che assunse il nome di Candelaria, Una cittadina mariana, come Loreto in Italia. Oggi conta più di 25mila abitanti.

Breve cronistoria degli eventi che hanno reso celebre il santuario. Il 7 novembre 1826, l’effigie rinvenuta sulla spiaggia si perde a seguito di un temporale. I domenicani, custodi del santuario, commissionano allo scultore Fernando Estévez una nuova statua. Il 12 dicembre Pio IX dichiara la Madonna della Candelaria patrona principale dell’arcipelago canario. Il 13 ottobre 1889 la statua viene incoronata dal vescovo Ramón Torrijos di Tenerife.

La costruzione dell’attuale basilica iniziò nel 1949 su progetto dell’architetto Enrique Marrero Regalado e terminò nel 1959. Il santuario-basilica è ritenuto uno dei più importanti monumenti architettonici delle Canarie. Ha una capienza di 5mila persone. A prima vista richiama qualcosa di tipico delle chiese spagnole. La facciata in stile classico, appare come protetta da due torrioni campanari alti 35 metri. Mentre la fiancata laterale confinante col piazzale che fiancheggia il mare, si distingue per un campanile alto 45 metri. La chiesa dispone di due portali d’ingresso: una nella facciata principale e l’altra in quella laterale che immette nel piazzale. L’interno è a tre navate. La navata centrale è ampia e raccolta con eleganti colonne sormontate da archi a tutto sesto. Intorno alla base della cupola sono raffigurati gli stemmi delle sette isole dell’arcipelago. La cappella delle confessioni è particolarmente impreziosita da un crocifisso realizzato nel 1936 dallo scultore Ricardo Rivera Martínez, che si è ispirato alla sindone di Torino. Le vetrate sono opera del pittore Carlos Chevilly e raffigurano il rinvenimento della sacra immagine lungo la spiaggia.

Ma il pellegrino che arriva a Tenerife ha un desiderio profondo nel cuore: sostare in preghiera davanti alla Vergine, la statua di una Madonna nera con una mezzaluna ai piedi. Non è interamente scolpita. Lo sono solo il volto e le mani. Il resto è coperto con mantelli di vari colori a seconda del calendario liturgico. Si trova su un trono ligneo a camerino, dove i fedeli possono accedere in determinati momenti del giorno alla fine delle messe.

A Tenerife si celebrano soprattutto due feste: il 2 febbraio e il 15 agosto. Tra i santuari spagnoli più visitati c’è senz’altro quello di Candelaria, con circa 2,5 milioni di pellegrini all’anno, provenienti dal continente africano, dalla Spagna e da altre parti del mondo.                               lancid@tiscali.it

 

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