L’APOSTOLO DELLE VOCAZIONI E DEI GIOVANI

di Domenico Lanci
Pubblicato il 1 maggio 2017 21:22

Le spoglie di sant’Annibale Maria di Francia, fondatore delle congregazioni Figlie del divino zelo e Rogazionisti, sono custodite in una cappella della basilica-santuario di Sant’Antonio che sorge a Messina, nel quartiere Case Avignone

Fino a un anno fa, la mia conoscenza di sant’Annibale Ma-ria Di Francia era limitata. Sapevo solo che fondò due congregazioni: le Figlie del Divino Zelo nel 1887 e i Rogazionisti nel 1897. Ma della sua intensa opera a favore dei poveri, delle sue eccelse doti intellettuali, del suo animo poetico e del suo carattere intraprendente non sapevo nulla. Appresi qualcosa da alcune suore del Divino zelo incontrate a Sant’Eufemia D’Aspromonte (RC), dove nel giugno 2016 mi ero recato per una novena a Sant’Antonio di Padova. In quel periodo fui loro ospite presso l’Istituto fondato dal santo.

Durante il mio soggiorno nella pittoresca cittadina calabrese, spesso mi soffermavo lungo i corridoi a osservare i quadretti appesi alle pareti, raffiguranti gli episodi più salienti della vita del santo. Poi ebbi anche l’opportunità, grazie alla cortesia della superiora, suor Milena Quatela, di andare a Messina, a visitare sia la basilica-santuario di Sant’Antonio, in cui si trova la cappella di Sant’Annibale, sia la Casa di Fiumara presso Madonna della Guardia, dove lui, trasportato per motivi di salute, purtroppo incontrò sorella morte il 1° giugno 1927. Dopo il suo transito è stata ritrovata una poesia che compose all’età di 18 anni, intitolata Solitudine. Vi si riscontra una misteriosa profezia che lascia stupefatti. In due strofe di alto lirismo descrive la sua morte in quel luogo: “Qui sotto l’ombre e il tacito / posar delle campagne, / chiuso nei miei silenzi / viaggerò l’età; / nel bosco solitario, / appié delle montagne, / ignoto al mondo agli uomini / la stanza mia sarà. / (…) E qui morrò. La storia / dei miei romiti affanni: / Dio solo la saprà…/”.

Quel giorno fu per me un vero pellegrinaggio. Tornando in sede, ho voluto approfondire ulteriormente l’avvincente storia del santo di Messina. In questo servizio evidenzio solo le peculiarità che fanno di lui un santo che attira numerosi pellegrini a pregare presso la sua urna.

Padre Annibale Di Francia nasce il 5 luglio 1851 da Francesco e Anna Toscano, appartenenti alle famiglie nobili di Messina. È il terzo di quattro figli. Al battesimo, i genitori aggiungono al nome Annibale quello di Maria, in ossequio alla Madonna. Rimane presto orfano di padre e poi di madre. Annibale Maria era dotato di rara intelligenza e di spiccate capacità umanistiche, per di più giornalista, poeta e oratore. Amava molto pregare. Un giorno mentre stava in adorazione davanti al Santissimo, sente chiara la vocazione al sacerdozio. Più tardi definirà quella voce “improvvisa, irresistibile, sicurissima”.

Presto intraprese gli studi per diventare sacerdote. Nel 1873 fu ordinato diacono e nel 1878, presbitero. Era ancora diacono quando scoprì la missione che Dio gli aveva riservato. Un giorno scorse un infelice. Era il cieco Zancone, che alcuni ragazzi schernivano. Il seminarista gli si accostò affabilmente, lo prese per mano e lo portò a casa sua. Quindi lo vestì, gli diede da mangiare e lo mise a letto. Quando si avvicinò per baciarlo, notò con stupore, che il volto del cieco mutò in quello di Gesù. Allora lo baciò ripetutamente. Il cieco Zancone, vedendosi circondato da tanta premura, volle descrivergli lo squallore sociale e morale del quartiere Case Avignone, così chiamato perché proprietà dei marchesi Avignone. Il diacono volle andarci di persona per verificare quanto gli era stato raccontato. Vide e, ispirato da Dio, decise di vivere tra quella gente. Appena ordinato sacerdote, chiese e ottenne dal suo vescovo Guarino l’approvazione di stabilirsi in quel malfamato quartiere.

Nello stesso periodo avvenne un altro incontro importante. Il giovane diacono stava nella chiesa della Provvidenza a parlare dell’apparizione della Madonna a La Salette in Francia. Non avrebbe mai immaginato che tra gli ascoltatori, in incognito, vi fosse Melania Calvat, la veggente di La Salette. Nacque allora tra i due un profondo rapporto di amicizia, di stima e di collaborazione.

Intanto alle Case Avignone iniziano le prime opere per i ragazzi. Sorge una scuola per i maschietti e un asilo per le bambine. Gli orfanotrofi di Sant’Annibale Di Francia vengono posti sotto la protezione di sant’Antonio di Padova. Il suo metodo pedagogico era innovativo, diceva che l’educazione deve essere improntata agli insegnamenti della famiglia cristiana.

Per il sostentamento dei ragazzi, padre Annibale, pur essendo di nobile famiglia, si fa mendicante, passando di porta in porta a chiedere aiuti e finanziamenti. Il numero degli istituti aumentano e si trasformano in importanti laboratori di arti e mestieri, collegi, centri di formazione professionale, colonie agricole e scuole di ogni tipo. Ripeteva: “Non vi può essere educazione, né religiosa né civile, disgiunta dal lavoro… Il lavoro è tra i primi efficienti della moralità”.

La missione di padre Annibale oggi, grazie ai due ordini da lui fondati, è estesa in tutto il mondo. Il fine dei religiosi è quello di esprimere concretamente il loro impegno per le vocazioni, “facendosi essi stessi operai della messe preferibilmente a favore dei piccoli e dei poveri in tutte le possibili attività di carità spirituale e materiale”.

Egli si ispirò sempre a quelle parole di Gesù: “Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe”. (Mt 9,3738). Concludo informando che la basilica-santuario dove si venera il corpo di sant’Annibale, sorge esattamente sul quartiere Case Avignone. Di questo quartiere all’interno c’è una stupenda riproduzione in miniatura.

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