LA COSCIENZA PERSONALE  (MORALE) 

di Michele Seccia
Pubblicato il 8 novembre 2017 15:06

Caro amico/a siamo giunti a un punto nevralgico della nostra riflessione, anche perché se ne parla molto poco. È più facile sentir dire: io faccio così! Ma cos’è la coscienza? È la voce interiore di un uomo che lo spinge incondizionatamente a fare il bene e ad evitare il male; al tempo stesso è la capacità di discernere l’uno dall’altro, ed è il luogo in cui Dio parla all’uomo [YC 295]. Caro amico/a temo che questa parola stia ormai scomparendo non solo dal comune linguaggio dei giovani ma anche nelle diffuse convinzioni tra  coetanei. E mi chiedo se i genitori facciano qualche tentativo per educare i propri figli a scoprire questa dimensione insita in ogni essere umano. “La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria”. Questa definizione, che leggiamo in un documento del Concilio Vaticano II (Gaudium et Spes, numero16), ci offre una spiegazione semplice ma chiara della coscienza. Mi chiedo e domando a te che leggi: se le parole sono comprensibili, tu hai fatto esperienza di questo intimo ascolto? Sei in grado di definire in qualche modo la “tua” coscienza? Mi permetto di rivolgerti questa domanda perché scrivendo immagino di averti qui accanto per un dialogo tra amici e temo come non sia facile parlare tra giovani di questa esperienza! Capita spesso di condividere sentimenti, desideri, pensieri fugaci… ma raramente si fa riferimento ad un sentire profondo di sé che non solo induce a parlare o ad agire, ma che si rivela come una forza interiore capace, poi, di tradursi in una scelta chiara, netta, concreta, una presa di posizione magari anche scomoda e non condivisa da altri. E chi sente questo convincimento intimo, non ha esitazione a parlare o ad agire nonostante tutto e tutti. È proprio questa la realtà e la forza della coscienza in ogni persona! Qualche esempio? Pensa a quanti martiri hanno affrontato sofferenze e supplizi, pur di non venir meno alle sollecitazioni della propria coscienza! Pensa a coloro che  pur di non tradire le proprie convinzioni di fede, di libertà di azione e di pensiero, hanno accettato anche il carcere o l’emarginazione sociale! Tutto questo ce lo insegna la  storia dell’umanità, dai tempi più antichi (come i martiri) ai tempi più recenti (come gli obiettori di coscienza per il servizio di leva  o per scelte imposte anche dall’ordinamento legislativo). Mi sono dilungato un po’, caro amico/a, perché temo che in questo tempo capita sempre più difficilmente trovarsi davanti a persone determinate nel seguire la propria coscienza. E in qualche caso, anche recente, è più facile assistere all’inutile farsa di una società che si divide fra ciò che è realmente buono e ciò che è illusoriamente vero in merito a problemi e situazioni che impongono il rispetto della propria coscienza.  La società vorrebbe tutto pianificare con leggi risolutive, ritenute oggettive e vincolanti ma che non rispettano il valore morale della coscienza che, al contrario,  cerca sempre il bene senza mai orientarsi verso il male!

Ecco perché il catechismo dei giovani, risponde in modo netto e preciso alla domande se può essere lecito costringere qualcuno ad agire contro la propria coscienza [YC 296]. Non è lecito costringere nessuno ad agire contro la sua coscienza finché il suo comportamento si mantiene nei limiti del bene comune! Questa precisazione spiega che chi interferisce con la coscienza di un uomo, ignorandola ed esercitando un’indebita costrizione, ne ferisce la dignità. L’uomo si distingue tra le creature viventi proprio per il dono del discernimento, della capacità di distinguere e di scegliere liberamente tra il bene e il male. E questo vale addirittura quando la decisione è evidentemente sbagliata. Unica eccezione, quando è palese trovarsi davanti ad un caso di educazione erronea di una coscienza.

Questa puntualizzazione richiama subito una       questione delicata: ma si può plasmare la coscienza? [YC 207] La risposta, senza esitazione, è “sì”, anzi è doveroso farlo. La coscienza, connaturale alla razionalità dell’uomo, può essere guidata in maniera errata e addirittura resa insensibile. Per questo deve essere plasmata al fine di ricavarne uno strumento sempre migliore per un corretto agire.  In che modo avviene questa formazione? Dall’esempio dei genitori, all’abitudine di una serena autocritica, all’esempio ricevuto dagli altri e, non ultimo, con l’aiuto dello Spirito Santo, dalla parola di Dio  e dall’insegnamento della Chiesa. Caro amico/a, questa volta spero proprio di aver suscitato qualche domanda provocatoria: hai sentito in te una presenza intima che ti guida nelle scelte da compiere e nelle decisioni da prendere? Che ti fa avvertire qualche  disagio o dispiacere dopo un’azione o una parola che avresti preferito evitare? Ascoltala: è la tua coscienza!

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