LA CHIESA REALTÀ VISIBILE E SPIRITUALE

di Carlo Ghidelli
Pubblicato il 1 maggio 2017 21:20

 

Quando si dice che la Chiesa è un mistero si intende dire esattamente che in essa coabitano un elemento umano, facilmente costatabile e destinato a finire, e un elemento divino, che naturalmente è invisibile e non può essere sottoposto ad alcun  genere di verifica. Questo affermiamo per fede e, per un dono dello Spirito Santo, ne siamo assolutamente certi. Pienamente consapevoli di questo, i padri conciliari di-chiarano: “La società costituita di organi gerarchici e il corpo mistico di Cristo, l’assemblea visibile e la comunità spirituale, la Chiesa della terra e la Chiesa ormai in possesso dei beni celesti, non si devono considerare come due realtà, ma formano una sola complessa realtà risultante di un elemento umano e di un elemento divino”.

Una non debole analogia

 Per rendere comprensibile il loro pensiero, i padri conciliari adottano un discorso analogico, che noi vogliamo seguire diligentemente: “Per una non debole analogia, quindi, è paragonata (la Chiesa) al mistero del Verbo incarnato. Infatti, come la natura umana assunta è a servizio del Verbo divino come vivo organo di salvezza, a lui indissolubilmente unito, in modo non dissimile l’organismo sociale della Chiesa è a sevizio dello Spirito di Cristo che lo vivifica, per la crescita del corpo” (n. 8).

Qualcuno potrebbe dire: ma qui i padri conciliari pretendono di illuminare un  mistero con un altro mistero e questo non può chiarire il  discorso. Ma, a ben considerare, essi non hanno affatto questa intenzione; loro intenzione è solo quella di dire che la Chiesa continua nella storia il mistero di Cristo e non deve mai essere considerata disgiuntamente da lui.

Stando così le cose, noi siamo invitati a tenere sempre la Chiesa legata e collegata a Cristo, suo salvatore e fondatore, così da  non essere mai lecito a nessuno di pensare alla Chiesa di Cristo avulsa dall’unico mistero dentro il quale è iscritta e vive. Non si tratta perciò di due misteri ma di un unico grande mistero, che a noi è dato di accettare per la fede che ci è donata.

 Questa Chiesa sussiste nella Chiesa cattolica

 Ci apprestiamo ora a commentare una espressione intorno alla quale i padri conciliari hanno discusso a lungo e alacremente. Prima affermano: “Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica” dichiarando apertamente che non è lecito parlare di più Chiese di Cristo,  anche se di fatto storicamente si sono verificate non poche scissioni nel suo seno e oggi assistiamo al triste spettacolo di una divisione che non riusciamo a vincere.

Ma poi aggiungono: “Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come una società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con  lui”. È proprio attorno a questo verbo “sussiste” che si sono accalorati i discorsi dei padri conciliari. Non sono arrivati a stabilire una perfetta identità, utilizzando il verbo “è”, e nemmeno hanno preteso di avanzare l’idea che alla Chiesa cattolica devono tornare le altre comunità cristiane. Chi ha suggerito il verbo “sussiste” è stato certamente geniale.

Probabilmente i fratelli non cattolici, presenti al concilio come osservatori,  come risulta dalle cronache, non sono stati del tutto soddisfatti. Ma occorre ammettere che, non senza grandi sforzi e con buona  volontà da ambedue le parti, è stato raggiunto un traguardo soddisfacente, che ha consentito di tenere aperta la porta del dialogo ecumenico.

 La Chiesa pellegrina

 Il numero 8 della Costituzione termina con  il riferimento esplicito a una espressione di sant’Agostino che, nella sua opera De Civitate Dei, ci dona una delle pagine più belle della sua immensa opera letteraria: “La Chiesa prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio”. In questo modo quel grande vescovo ci ha lasciato una icona della Chiesa, che non era ignota alle sacre scritture, e che tuttavia aveva bisogno di essere richiamata.

In questa icona possiamo riassumere secoli e secoli della storia della Chiesa di Cristo la quale, da un lato, non è mai stata annullata da tante e persistenti persecuzioni, come aveva promesso Gesù stesso: Non  praevalebunt (Matteo 16, 18); dall’altro lato, non si lascia addormentare dalle consolazioni di Dio.

“Dalla virtù del Signore risuscitato (la Chiesa) trova forza per vincere con pazienza e amore le sue interne ed esterne afflizioni e difficoltà”. Se insistono su questo punto, significa che i padri conciliari erano ben consapevoli che, oltre agli attacchi esterni del demonio e dei suoi alleati, la Chiesa ha motivo di temere soprattutto gli attacchi interni, che spesso risultano essere più subdoli e più temibili.

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