LA CELEBRAZIONE della FEDE

Chiesa magistero
di Michele Seccia
Pubblicato il 31 dicembre 2015 21:03

Abbiamo già percorso la prima parte del catechismo dei giovani con la spiegazione del Credo. Da questo numero entreremo nel vivo della fede nella celebrazione del mistero cristiano o Liturgia A voi cari giovani, amici e amiche di san Gabriele, Buon Anno! Riprendiamo in mano il Catechismo dei giovani e continuiamo a sfogliarlo insieme per approfondire il tesoro della nostra fede aiutati da questo testo, voluto e donato da papa Benedetto XVI ai giovani partecipanti alla 26a Gmg, celebrata a Madrid nel 2011. È la presentazione del Catechismo della chiesa cattolica con un linguaggio semplice, adatto ai giovani, per far loro conoscere e per far vivere la fede della chiesa, incarnandola nel quotidiano. “Dovete sapere che cosa credete; dovete conoscere la vostra fede con la stessa precisione con cui uno specialista di informatica conosce il sistema operativo di un computer; dovete conoscerla come un musicista conosce il suo pezzo”, scriveva il papa nell’introduzione. Con questa finalità, intendo proseguire il mio dialogo con voi grazie all’Eco di san Gabriele.

Abbiamo già percorso insieme la prima parte, il fondamento della nostra fede: Che cosa crediamo (YC 1-165), con la spiegazione del Credo o Professione di fede. Da questo numero, entreremo nel vivo della fede celebrata, nella “celebrazione del mistero cristiano” o Liturgia: l’insieme di segni, riti, parole e gesti attraverso i quali, sia nell’antico che nel nuovo testamento, Dio parla al suo popolo che interagisce con il suo Signore. Per saperne di più, caro amico/a, prova a leggere alcuni capitoli dell’Esodo (12,14-20;37 e 38), o sfoglia le pagine del Levitico o del Deuteronomio. Li trovi tra i primi cinque libri della bibbia. Poi verifica i testi che raccontano la celebrazione della Pasqua nei vangeli, quando gli apostoli chiedono a Gesù: “Dove vuoi che prepariamo per la Pasqua?” (Mc 14,12-16; Mt 26,17-19; Lc 22,7-13).

Questa premessa ci introduce nel significato autentico della liturgia della chiesa: il popolo prende parte all’opera di Dio che si manifesta nei segni sacri o sacramenti al cui centro, per importanza, c’è la santissima eucaristia e ad essa sono affiancate anche altre liturgie come la celebrazione degli altri sacramenti, le preghiere, le benedizioni le processioni e la liturgia delle ore.

Se tutto questo fa parte della liturgia, perché la chiesa celebra così spesso la messa? (YC 166). È questa l’esperienza più frequente che facciamo della celebrazione del mistero cristiano e tale frequenza non desti meraviglia se pensiamo che già l’antico popolo d’Israele interrompeva il lavoro sette volte al giorno (salmo 119,164) per lodare Dio. Gesù di Nazareth partecipò alle celebrazioni e alla preghiera del proprio popolo; insegnò a pregare ai propri discepoli; li riunì nel cenacolo per l’ultima cena e raccomandò loro: “Fate questo in memoria di me” (1Cor 11,24b). Così la messa è divenuta la più importante delle celebrazioni: Gesù Cristo, Figlio di Dio, ha fatto il dono di se stesso nel segno del pane e del vino, prima della sua passione-morte-risurrezione. La chiesa ha raccolto questo comando del Signore e lo estende a tutti i discepoli di ieri e di oggi.

Completiamo così il significato della liturgia: è la celebrazione ufficiale della chiesa (YC 167), non è un evento segnato da buoni propositi e da canti, ma un’esperienza viva che è maturata nella fede nell’arco di migliaia di anni.

Perché la liturgia ha un ruolo privilegiato nella vita della chiesa e del singolo (YC 168)? La liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù, definirono i padri conciliari nel primo dei documenti approvati durante il concilio Vaticano II (Sacrosanctum concilium 10).

Infatti, durante la vita terrena di Gesù, le genti accorrevano a lui e lo incontravano lungo le strade alla ricerca della salvezza. Anche oggi possiamo incontrarlo e trovarlo nella sua chiesa. Egli stesso ci ha garantito la sua presenza: nei poveri (Mt 25,42) e nell’eucaristia. Essa è sorgente e manifestazione della vita stessa della chiesa e della sua missione.

Quando partecipiamo alla messa incontriamo colui che ha detto: Io sono la via, la verità, la vita (Gv 14,6) e siamo attirati nell’amore di Dio, sanati e trasformati (YC 169). Concludo con le parole del cardinale Joseph Ratzinger: “Liturgia non è mai il semplice incontro di un gruppo che celebra per se stesso; con la partecipazione all’incontro di Gesù con il Padre noi siamo già nella comunione dei santi; sì, si tratta in certo qual modo di una liturgia celeste”.       misec@tiscali.it

 

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