IL SALVAGENTE DEI LAVORATORI

riordino degli ammortizzatori sociali
di Fabrizio Quarchioni
Pubblicato il 2 gennaio 2016 16:03

Tre gli obbiettivi: inclusione di lavoratori e imprese, semplificazione e certezze per le AZIENDE, razionalizzazione delle integrazioni salariali   La crisi generalizzata che ha attraversato il mondo del lavoro negli ultimi anni ha reso ancora più evidente la necessità di intervento al fine di espandere la platea dei possibili fruitori dei cosiddetti ammortizzatori sociali. Dopo alcuni tentativi di carattere transitorio, il riordino appare ora in dirittura d’arrivo con tre obiettivi: inclusione di lavoratori e imprese, semplificazione e certezze per le imprese, razionalizzazione delle integrazioni salariali.

In primis si rende strutturale la Naspi (ex indennità di disoccupazione) a 24 mesi per sempre. La nuova indennità è uno dei sussidi di disoccupazione più inclusivi d’Europa: oltre il 97% degli assicurati la ottiene, se perde il lavoro. Inoltre si mette a regime e si rendono strutturali altre importanti misure di politica sociale quali la conciliazione dei tempi di cura, di vita e di lavoro (tra le quali l’estensione del congedo parentale) e l’assegno di disoccupazione (Asdi), che fornisce un reddito sino a sei mesi ai beneficiari di Naspi, con figli minori oppure ultracinquantacinquenni, che esauriscono il sussidio senza avere trovato lavoro e hanno un Isee inferiore a 5.000 euro l’anno.

Poi, si estendono le integrazioni salariali in caso di riduzione o sospensione dell’orario di lavoro a 1.400.000 lavoratori e 150.000 datori di lavoro in precedenza esclusi da tali tutele. Questo risultato viene ottenuto estendendo la cassa integrazione agli apprendisti assunti con contratto di apprendistato professionalizzante e includendo nei fondi di solidarietà tutti i datori di lavoro che occupano più di 5 dipendenti, anziché, come in precedenza, più di 15.

In tema di semplificazioni, viene meno l’obbligo per l’impresa di comunicare i criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere e le modalità di rotazione e sarà possibile richiedere la Cigs per tutto il periodo necessario (direttamente 24 mesi per riorganizzazione e 36 per contratti di solidarietà). Nel settore edile, la durata massima complessiva della cassa ordinaria e straordinaria è stabilito in 30 mesi per ciascuna unità produttiva, in considerazione delle specificità di tale settore. La Cigs parte 30 giorni dopo la domanda (per le richieste presentate a decorrere dal 1 novembre 2015) e viene introdotto il divieto della cassa a zero ore per tutto il personale e per tutto il periodo di cassa disponibile. Tale divieto, che per la Cigs non si applica per i primi 24 mesi dall’entrata in vigore del decreto, serve anche a favorire la rotazione nella fruizione del trattamento di integrazione salariale, nonché il ricorso alla riduzione dell’orario di lavoro rispetto alla sospensione.

Si prevede un meccanismo di responsabilizzazione delle imprese attraverso le aliquote del contributo d’uso (contributo addizionale). Viene infatti previsto un contributo addizionale del 9% della retribuzione persa per i periodi di cassa sino a un anno di utilizzo nel quinquennio mobile. A decorrere dal 1° gennaio 2016, non può più essere concessa la Cigs nei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa. I lavoratori beneficiari di integrazioni salariali (cassa integrazione o fondi di solidarietà) per i quali è programmata una sospensione o riduzione superiore al 50% dell’orario di lavoro nell’arco di un anno sono convocati dai centri per l’impiego (anche in Abruzzo) per la stipula di un patto di servizio personalizzato. Questo patto di servizio è volto in primo luogo a fornire iniziative di formazione e riqualificazione, anche in concorso con le imprese e i fondi interprofessionali.

Per quesiti, pareri ed approfondimenti: fquarch@tin.it

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